Milano, la violenza dei più giovani riapre il caso dell’impunità
Dopo gli interventi della polizia, Stefano Paoloni denuncia le difficoltà operative davanti a gruppi composti in larga parte da minorenni e da ragazzi sotto i 14 anni.
A Milano gli agenti chiamati a fermare gli episodi di violenza si sono trovati di fronte a gruppi formati soprattutto da adolescenti. Molti di loro avevano meno di 14 anni, una circostanza che li rende non imputabili e che, secondo il sindacato di polizia, accresce la percezione di impunità.
Stefano Paoloni, segretario generale del sindacato di polizia, ha messo in evidenza anche il diverso margine d’azione tra chi commette questi atti e gli operatori incaricati di fermarli. «Questi ragazzini godono di un senso di impunità enorme», ha dichiarato, sottolineando che gli agenti devono intervenire con grande prudenza.
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Il limite dei 14 anni pesa sull’intervento
Nel corso degli episodi registrati ieri, il primo intervento è stato affidato agli equipaggi delle volanti. Solo in un secondo momento sono entrati in azione i reparti mobili, preparati per la gestione dell’ordine pubblico e dotati di manganelli e delle attrezzature necessarie a contenere le aggressioni.
La presenza di numerosi ragazzi al di sotto dei 14 anni ha però reso particolarmente delicata la risposta delle forze dell’ordine. Paoloni sostiene infatti che chi deve contrastare i comportamenti violenti sia sottoposto a vincoli e cautele molto più stringenti rispetto a chi li mette in atto.
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La denuncia del sindacato di polizia
Il segretario generale ha descritto una situazione nella quale gli operatori sono chiamati a contenere una furia distruttiva attribuita, all’apparenza, a giovanissimi quasi tutti minorenni. Il problema, nella sua lettura, riguarda anche la tutela riconosciuta a chi delinque rispetto a quella riservata a chi interviene per impedire ulteriori violenze.
Paoloni ha riassunto così la sua posizione: «Le forze dell’ordine devono tentare di contenere questi fenomeni con mille cautele perché oggi chi delinque è sempre più tutelato di chi agisce per contrastare questi comportamenti». Proprio per questo, secondo il sindacato, l’intervento diretto non può tradursi automaticamente nell’uso della forza, soprattutto quando davanti agli agenti ci sono ragazzi molto giovani.
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