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Cronaca 2 min di lettura31 min fa

Femminicidi, il conto è 76: «Prevenzione cancellata»

La presidente di Differenza Donna accusa le politiche del Governo e denuncia carenze nei servizi, nella formazione e nell’organico dedicato ai reati di genere.

Ogni anno la Rete Nazionale Differenza Donna segue 3.400 donne, mentre i 49 milioni di euro destinati ai Centri antiviolenza e alle Case rifugio vengono considerati dall’organizzazione insufficienti rispetto alle necessità concrete. Per Elisa Ercoli, presidente della Rete, la paura di intraprendere un percorso giudiziario resta uno degli ostacoli più pesanti per chi cerca di uscire da una situazione di violenza.

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Servizi insufficienti e paura di denunciare

Ercoli sostiene che le risorse disponibili non riflettano l’ampiezza del lavoro svolto dai centri. A suo giudizio, chi presenta quei finanziamenti come un sostegno decisivo dimostra di non conoscere la quantità di interventi necessari per accogliere e accompagnare le donne.

La presidente segnala inoltre percorsi di protezione sempre più complessi e il rischio di vittimizzazione secondaria. La mancanza di una lettura adeguata dei bisogni reali, spiega, rende più difficile interrompere la violenza e rafforza la diffidenza verso le procedure giudiziarie.


Critiche a leggi e prevenzione

Nel mirino finiscono anche il Codice Rosso, il suo rafforzamento e l’introduzione del reato di femminicidio. Secondo Differenza Donna, queste misure rischiano di creare aspettative che non possono essere soddisfatte se non vengono accompagnate da stanziamenti, formazione specializzata e competenze specifiche.

Ercoli denuncia organici ridotti tra le Forze dell’Ordine, pochi magistrati impegnati sui reati di genere e l’assenza di campagne informative adeguate. A suo avviso, senza questi strumenti le norme rimangono prive dell’efficacia necessaria per prevenire la violenza maschile contro le donne.

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La denuncia contro il Governo

La presidente contesta anche l’impostazione delle politiche familiari e scolastiche. Accusa l’esecutivo di ostacolare l’educazione sessuo-affettiva nelle scuole e di favorire un modello nel quale l’autorità familiare viene concentrata nelle mani di chi detiene il potere.

Nella sua ricostruzione, alcune leggi e scelte politiche finirebbero per tutelare i padri violenti, mentre le madri che cercano di proteggere i figli dalla violenza assistita possono trovarsi isolate e sottoposte a iniziative giudiziarie. «Questo Governo è responsabile dell’immobilità rispetto alla prevenzione dei femminicidi», afferma Ercoli, accusando la maggioranza di trasformare anche il tema della violenza in materia di campagna elettorale.


Il bilancio delle vittime

L’Osservatorio di Differenza Donna conta 76 donne uccise fino a oggi. Ercoli attribuisce le morti sia alla violenza esercitata da uomini cresciuti in una cultura patriarcale sia, secondo la sua denuncia, all’inerzia delle istituzioni.

Dopo altri due omicidi, la presidente indica nella frequenza dei delitti il dato più drammatico: «L’unica certezza che abbiamo è un femminicidio ogni 3 giorni». La sua accusa riguarda quindi non soltanto la responsabilità degli aggressori, ma anche l’assenza di un sistema di prevenzione ritenuto adeguato.

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