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Cronaca 2 min di lettura20 ott

Sanità territoriale, la partita si decide fuori dagli edifici

Marco Alparone indica nell’integrazione tra professionisti e nel rinnovo degli accordi la chiave per rendere operative le Case della comunità.

Il rinnovo degli accordi per il triennio 2025-2027 sarà uno degli strumenti con cui le Regioni intendono accompagnare la trasformazione dell’assistenza territoriale. Marco Alparone, presidente del Comitato di settore Regioni-Sanità, ha assicurato l’impegno a concludere il percorso nei tempi previsti dalla vigenza contrattuale, così da sostenere sia la valorizzazione economica sia quella professionale dei sanitari convenzionati.

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Gli specialisti al centro della rete

Nel messaggio inviato al 58esimo Congresso nazionale di Sumai Assoprof, in corso a Roma, Alparone ha attribuito agli specialisti ambulatoriali un ruolo determinante nell’organizzazione dei nuovi servizi. La loro presenza sul territorio, ha spiegato, consente di intercettare bisogni complessi, seguire le patologie croniche e collegare l’attività dei medici di base con quella dei servizi territoriali e degli ospedali.

Il rafforzamento della rete, secondo il presidente del Comitato, richiede però un coordinamento effettivo tra medici di medicina generale, pediatri di libera scelta, specialisti ambulatoriali, altri professionisti sanitari e servizi sociali. Non basta quindi aumentare l’offerta: occorre costruire modalità di lavoro condivise, capaci di assicurare continuità e appropriatezza nella presa in carico.


Il vero banco di prova è organizzativo

L’attenzione si sposta così dalla costruzione degli edifici al loro funzionamento quotidiano. Le Case della comunità dovranno diventare punti di riferimento vicini ai cittadini, in grado di riunire risposte sanitarie, sociosanitarie e sociali attorno alle esigenze della singola persona.

Alparone ha definito questo passaggio «la vera sfida organizzativa», sottolineando che una struttura può assumere pienamente la propria funzione soltanto quando professionisti e servizi comunicano tra loro e lavorano secondo un modello multidisciplinare. In questa prospettiva, la specialistica ambulatoriale viene indicata come «uno degli snodi fondamentali» dell’assistenza di prossimità.

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Il nuovo accordo entra nella fase decisiva

Le Regioni stanno predisponendo gli atti di indirizzo destinati a medici di medicina generale, pediatri di libera scelta e specialisti ambulatoriali. L’obiettivo è aprire nei prossimi mesi il confronto per il nuovo periodo negoziale, dando continuità al lavoro già avviato con gli accordi collettivi nazionali precedenti.

L’impegno istituzionale, ha ribadito Alparone, è mettere a disposizione regole contrattuali coerenti con l’evoluzione dell’assistenza territoriale. Il rinnovo dovrà quindi riconoscere il contributo delle diverse figure coinvolte e sostenere l’integrazione necessaria al funzionamento dei nuovi presìdi.


Dalle opere del Pnrr ai servizi reali

Nel suo intervento, Alparone ha ricordato che per anni il confronto si è concentrato sulle infrastrutture previste dal Pnrr: Case della comunità, Centrali operative territoriali, Ospedali di comunità, soluzioni digitali e telemedicina. Ora, ha osservato, la realizzazione di quell’impianto apre una fase differente, centrata sull’utilizzo concreto delle strutture.

Il titolo scelto per il congresso di Sumai Assoprof, «Casa della comunità: non si inaugura... si organizza», è stato considerato particolarmente adatto a descrivere questa transizione. La priorità diventa trasformare gli spazi in luoghi di cura integrata e di presa in carico stabile, con gli specialisti pienamente coinvolti nel nuovo assetto.

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