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Cronaca 2 min di lettura16 min fa

Sanità pubblica, il buco da 18,8 miliardi: cosa sta cambiando

L’analisi della Fondazione Gimbe fotografa un sistema sempre più sotto pressione, tra risorse insufficienti, spese in aumento, carenza di personale e cittadini costretti a rinunciare alle cure

Il Servizio sanitario pubblico si trova a fare i conti con un divario di 18,8 miliardi di euro rispetto alle risorse necessarie per mantenerlo in equilibrio. A delineare questo quadro è la Fondazione Gimbe, che ha raccolto e confrontato dati istituzionali sulla condizione dell’assistenza sanitaria in Italia.

L’analisi segnala una pressione crescente sui bilanci e sull’accesso alle prestazioni. Mentre aumentano i costi dell’assistenza e il ricorso alle assicurazioni, milioni di persone rinunciano a visite ed esami; intanto, la disponibilità di professionisti sanitari resta al di sotto del fabbisogno.


Il finanziamento non tiene il passo

Secondo la Fondazione Gimbe, negli ultimi anni al sistema pubblico sono arrivate risorse inferiori a quelle indispensabili per conservarne efficienza e capacità di risposta. Il risultato è un distacco sempre più ampio tra ciò che la sanità dovrebbe garantire e i mezzi effettivamente disponibili.

A pesare sono anche le difficoltà delle Regioni, chiamate a sostenere una spesa assistenziale in crescita. La copertura dei costi diventa così più complessa, con effetti che si riflettono sull’organizzazione dei servizi e sui tempi con cui i cittadini riescono ad accedere alle cure.


Cure rinviate e personale insufficiente

Il quadro economico si traduce in conseguenze concrete per la popolazione. La rinuncia a prestazioni sanitarie riguarda milioni di italiani, mentre una parte crescente dei costi viene affrontata attraverso forme assicurative o direttamente dalle famiglie.

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La carenza di personale sanitario aggiunge un ulteriore elemento di fragilità. Medici e altri professionisti non sono sufficienti a coprire pienamente le necessità del sistema, in un contesto nel quale la domanda di assistenza continua a richiedere risposte più ampie.


I dati raccolti da Gimbe

Per costruire il rapporto, la Fondazione guidata da Nino Cartabellotta ha utilizzato informazioni provenienti da diverse fonti, tra cui Istat, il ministero della Salute, l’Ocse e il ministero dell’Economia e delle finanze. L’obiettivo è fornire una lettura complessiva dello stato dei servizi sanitari nel Paese.

Il quadro è stato illustrato oggi alla Camera e mette in relazione risorse, spesa e accessibilità. La fotografia restituita dall’analisi è quella di un sistema pubblico che deve fronteggiare costi maggiori con finanziamenti non adeguati e con una dotazione di personale ancora insufficiente.

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