Saluti romani, assolti in 23: per i giudici non bastò il gesto
La Corte d’Appello di Milano ha confermato le assoluzioni per il corteo dedicato a Sergio Ramelli, ma un’altra sezione ha adottato una lettura opposta.
La decisione riaccende il contrasto giudiziario sui saluti romani. A Milano, 23 militanti di estrema destra sono stati assolti per i gesti compiuti durante il corteo del 29 aprile 2019 in memoria di Sergio Ramelli, mentre un’altra sezione della stessa Corte d’Appello ha confermato condanne per una manifestazione analoga.
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Perché sono cadute le accuse
La seconda sezione della Corte d’Appello di Milano, composta dai giudici Manzi, Fasano e Bernazzani, ha confermato il 10 luglio le assoluzioni già pronunciate in primo grado nel novembre 2024. La formula utilizzata è “perché il fatto non sussiste”.
Secondo i giudici, il gesto può richiamare simboli e rituali del fascismo, ma questo elemento da solo non dimostra il rischio concreto di ricostituzione del partito disciolto. Nella motivazione si legge che “non basta che il gesto sia simbolicamente riconducibile al bagaglio ideologico del fascismo”: occorre verificare se, nel contesto specifico, abbia una reale capacità di generare adesioni o consensi a un progetto di riorganizzazione politica.
Nel caso esaminato, la Corte ha ritenuto che il “presente” e i saluti romani fossero rivolti esclusivamente alla commemorazione dei defunti. Non sarebbero emersi, invece, elementi di propaganda, proselitismo o attività organizzativa tali da attribuire rilevanza penale alla condotta.
Due letture opposte a Milano
Gli imputati erano accusati di aver partecipato alla commemorazione dedicata a Sergio Ramelli, militante del Fronte della Gioventù ucciso nel 1975 da un commando di Avanguardia Operaia. Tra i loro difensori figurano Antonio Radaelli, Enrico Giarda e Luca Procaccini.
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La Procura aveva impugnato la sentenza di primo grado, ma il ricorso non ha modificato l’esito per i 23 militanti. Nel frattempo, cinque persone che avevano scelto il rito abbreviato sono state condannate in via definitiva nel 2023 per gli stessi fatti.
La linea interpretativa resta quindi tutt’altro che uniforme. Nel dicembre 2025, dopo l’intervento delle Sezioni unite della Cassazione per fissare criteri più precisi, a Milano è arrivata anche la conferma di altre condanne legate ai saluti romani.
Le condanne per il corteo del 2018
La quarta sezione della Corte d’Appello ha infatti confermato 13 pene da quattro mesi per i gesti compiuti durante il corteo del 29 aprile 2018, sempre organizzato in memoria di Ramelli.
In quel procedimento i giudici hanno accolto la posizione della sostituta procuratrice generale Olimpia Bossi. La rappresentante dell’accusa ha sostenuto che raduni con centinaia di partecipanti disposti in formazione paramilitare non possano essere considerati semplici cerimonie commemorative, perché “rappresentano un pericolo per l’ordinamento costituzionale”. La distanza tra le due sentenze dipende dunque dalla valutazione del contesto e della concreta capacità della manifestazione di trasformarsi in uno strumento di riorganizzazione fascista.
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