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Cronaca 4 min di lettura53 min fa

Salute del cervello, la svolta parte dalla prevenzione: il piano dei neurologi

A Firenze il congresso della Società italiana di neurologia riunisce esperti, associazioni e pazienti per costruire una neurologia più precoce, mirata e condivisa.

Prevenzione, diagnosi anticipata e cure costruite sulle caratteristiche di ogni paziente sono i tre assi attorno ai quali la neurologia italiana sta ridisegnando il proprio futuro. Il tema è al centro del 56° Congresso della Società italiana di neurologia, in programma dal 24 al 27 ottobre alla Fortezza da Basso di Firenze, con oltre 2.700 partecipanti e 1.280 contributi scientifici.

L'appuntamento riunisce neurologi, neuroscienziati e altri professionisti della salute in sessioni plenarie, laboratori, letture magistrali e 13 corsi di aggiornamento per l'educazione continua in medicina. Nel mondo, le malattie neurologiche rappresentano la prima causa di disabilità e la seconda causa di morte; in Italia coinvolgono milioni di persone, tra chi soffre di emicrania, disturbi del sonno, declino cognitivo o demenza.

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Pazienti e associazioni fanno squadra

La novità più significativa del congresso è rappresentata dagli Stati generali delle associazioni delle persone con malattie neurologiche, organizzati per la prima volta all'interno di un evento scientifico nazionale. L'obiettivo è mettere in relazione le conoscenze dei medici con l'esperienza quotidiana di chi convive con una patologia, così da orientare con maggiore precisione le decisioni sanitarie e le priorità della ricerca.

Dal confronto è nato un Manifesto unitario in 10 punti, pensato per rafforzare la Strategia italiana per la salute del cervello. Il documento propone di considerare le malattie neurologiche, comprese quelle rare, una priorità stabile della sanità pubblica: queste condizioni riguardano circa 1 italiano su 3.

Tra le richieste figurano un Piano nazionale per la salute del cervello, una maggiore alfabetizzazione sui disturbi neurologici, cure più uniformi sul territorio e un collegamento continuo tra ospedali e servizi locali. Il Manifesto sollecita inoltre un accesso più equo alle nuove terapie, maggiori investimenti nella ricerca e una presenza stabile delle associazioni e degli assistenti familiari nella programmazione dell'assistenza.

«Gli Stati generali rappresentano un risultato di grande valore per la comunità neurologica», ha affermato Mario Zappia, presidente della Società italiana di neurologia. Secondo Zappia, il documento non è un punto d'arrivo, ma la base per un confronto con le istituzioni capace di trasformare le esigenze condivise in politiche più coordinate e vicine alle persone.


Prevenire prima dei sintomi

La strategia passa anche dalla diffusione di comportamenti utili a proteggere il cervello prima che compaiano i segnali della malattia. Per questo la Società italiana di neurologia, insieme alla Croce Rossa Italiana e alla Fondazione Aletheia, ha avviato una campagna nazionale con materiali informativi, formazione dei volontari e iniziative in 100 piazze italiane tra novembre e dicembre 2026. Nel 2027 sono previste ulteriori attività sul territorio.

Cristina Tassorelli, segretaria della Società italiana di neurologia, ha sottolineato che una parte importante del rischio legato a diverse patologie può essere ridotta intervenendo sui fattori modificabili e promuovendo stili di vita corretti. La campagna punta quindi a contrastare la disinformazione e le disuguaglianze nell'accesso alle conoscenze, rafforzando la prevenzione come strumento per migliorare la qualità della vita e la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale.

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I biomarcatori stanno rendendo più concreta questa prospettiva. Questi indicatori consentono di descrivere meglio le malattie, seguirne l'evoluzione e selezionare i pazienti più adatti a determinati trattamenti. Nella malattia di Alzheimer, per esempio, la p-tau217 può essere rilevata anche con un prelievo di sangue e offre nuove possibilità per la diagnosi e la valutazione della progressione.


Dalla diagnosi alle cure mirate

La ricerca sta analizzando anche i meccanismi della malattia di Parkinson e della sclerosi laterale amiotrofica. Proteomica e metabolomica permettono di esaminare con maggiore dettaglio i processi biologici, mentre l'intelligenza artificiale potrebbe aiutare a individuare alterazioni presenti prima dei sintomi e a definire interventi più mirati.

Alessandro Padovani, past presidente della Società italiana di neurologia, ha spiegato che i biomarcatori stanno spostando la medicina verso un modello più precoce, predittivo e personalizzato. L'integrazione tra questi dati e gli strumenti di intelligenza artificiale potrebbe, in prospettiva, contribuire a ridurre il rischio di malattia o a modificarne il decorso.

Anche le terapie stanno cambiando. Rna, terapia genica, modifica del patrimonio genetico e nuove forme di immunoterapia cellulare, comprese le Car-T, consentono di intervenire sempre più direttamente sui meccanismi biologici all'origine delle patologie, invece di limitarsi al controllo dei sintomi. Nicola De Stefano, presidente eletto della società scientifica, ha indicato nelle malattie del motoneurone, come la sclerosi laterale amiotrofica, uno degli ambiti in cui la medicina di precisione sta modificando maggiormente l'approccio terapeutico.


L'idrocefalo che può essere reversibile

Tra i casi discussi a Firenze c'è anche l'idrocefalo normoteso, una condizione ancora poco riconosciuta. I disturbi del movimento, della memoria e della continenza possono essere scambiati per conseguenze dell'invecchiamento o attribuiti a malattie neurodegenerative, con il rischio di ritardare la diagnosi.

Individuare correttamente questa patologia è particolarmente importante perché, a differenza di molte altre forme di deterioramento cognitivo e motorio, può migliorare in modo significativo dopo un intervento neurochirurgico di derivazione del liquido cerebrospinale. L'Università di Catania ha promosso uno studio multicentrico italiano, patrocinato dalla Società internazionale per i disturbi del movimento e il Parkinson, che ha arruolato oltre 200 pazienti con idrocefalo normoteso associato a parkinsonismo.

La ricerca rientra nello sforzo di ridurre gli errori diagnostici e di riconoscere più rapidamente le condizioni neurologiche potenzialmente trattabili. È la stessa direzione indicata dal congresso: unire innovazione scientifica, ascolto dei pazienti e collaborazione tra professionisti per rendere le cure più tempestive e personalizzate.

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