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Cronaca 1 min di lettura21 min fa

Caduta dall’albero, poi la svolta: per la Procura fu caporalato

La morte di Giuseppe Petramala, deceduto il 16 ottobre 2024 dopo il ricovero, viene ricondotta dagli inquirenti a un contesto di sfruttamento lavorativo.

La caduta durante il lavoro nei campi non sarebbe stata un semplice incidente. Per la Procura di Bari, la vicenda di Giuseppe Petramala si inserisce invece in un quadro di caporalato e configura l’ipotesi di omicidio volontario.

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La ricostruzione degli inquirenti

Petramala aveva 35 anni, era originario di Cosenza e da tempo viveva nella provincia di Bari. Il bracciante sarebbe precipitato da un albero mentre era impegnato nelle attività agricole, in condizioni di lavoro irregolari.

Dopo l’accaduto, i soccorritori del 118 lo hanno raggiunto a Putignano. Le sue condizioni sono apparse subito gravissime e, nonostante il trasferimento in ospedale, l’uomo è morto il 16 ottobre 2024.

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Sfruttamento e assenza di contratto

L’elemento centrale dell’ipotesi della Procura riguarda il contesto nel quale Petramala stava lavorando. Secondo la ricostruzione accusatoria, il 35enne non aveva un regolare contratto e sarebbe stato impiegato all’interno di un sistema di sfruttamento della manodopera.

Per questo motivo la sua morte non viene considerata dagli inquirenti come la conseguenza casuale di una caduta. La Procura di Bari ritiene invece che il decesso sia collegato a una situazione di caporalato e parla di omicidio volontario maturato proprio in quell’ambiente.

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