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Cronaca 2 min di lettura3 ore fa

Tramontano, la svolta in Appello bis: per Impagnatiello c’era un piano

La Corte d’Assise d’Appello di Milano ha riconosciuto la premeditazione per l’omicidio di Giulia, confermando l’ergastolo e aggiungendo tre mesi di isolamento diurno.

L’aula ha accolto la decisione con un applauso dei familiari di Giulia Tramontano. Nel nuovo giudizio d’appello, la Corte d’Assise d’Appello di Milano ha stabilito che Alessandro Impagnatiello aveva pianificato l’omicidio della compagna, incinta di sette mesi del figlio Thiago.

La premeditazione era stata riconosciuta in primo grado, ma poi esclusa nel precedente processo d’appello. Il nuovo pronunciamento, sollecitato dalla Cassazione dopo il ricorso della Procura generale di Milano, lascia intatta la condanna all’ergastolo e comporta anche tre mesi di isolamento diurno. Le motivazioni saranno depositate entro 45 giorni.

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La famiglia: rabbia dopo la sentenza

Prima della lettura del verdetto, Chiara Tramontano aveva criticato duramente l’atteggiamento dell’imputato, presente in aula in prima fila e a breve distanza dai parenti della vittima. La sorella di Giulia ha affermato: «L’assassino deve marcire in galera».

Chiara ha definito Impagnatiello «un soggetto inumano e ridicolo» e ha detto di aver provato rabbia nel vederlo entrare in aula «a testa alta, pieno del suo stesso ego». La madre Loredana Femiano e il fratello Mario, insieme a Chiara, hanno inoltre salutato Alessia Menegazzo, pm nel procedimento di primo grado. «Per noi è una persona importantissima», ha detto la madre di Giulia.


Per l’accusa il piano era iniziato prima

Nel corso dell’udienza, la procuratrice generale Maria Pia Gualtieri ha sostenuto che l’imputato avrebbe avuto il tempo di cambiare decisione, ma avrebbe scelto consapevolmente di uccidere Giulia. Secondo l’accusa, dopo aver capito che la compagna e l’altra donna con cui intratteneva una relazione avevano scoperto l’inganno, Impagnatiello avrebbe messo in pratica il proposito omicida.

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La rappresentante della pubblica accusa ha richiamato alcuni elementi ritenuti significativi: la ricerca su internet relativa alla ceramica bruciata nella vasca da bagno, la copertura del divano e un messaggio inviato a Giulia per depistare le indagini. «La cifra dell’imputato è la menzogna nella vita e nel processo», ha dichiarato Gualtieri, invitando i giudici a valutare soprattutto i comportamenti e non le parole dell’imputato.


Il veleno e la continuità della condotta

Per la Procura, la volontà di fare del male non sarebbe comparsa soltanto nelle ore precedenti al delitto del 27 maggio 2023, avvenuto a Senago, nel Milanese. L’accusa ha ricordato che nell’organismo della ventinovenne erano state rilevate tracce di topicida già dal dicembre precedente, secondo quanto emerso dall’autopsia.

Da questo dato, Gualtieri ha ricavato l’ipotesi di una condotta protratta nel tempo: prima l’avvelenamento della donna che si fidava di lui e portava in grembo il loro bambino, poi l’aggressione mortale e i tentativi di nascondere le tracce. La Procura ha quindi chiesto di riconoscere la premeditazione, aggravante che non modifica l’ergastolo già in esecuzione ma produce l’ulteriore periodo di isolamento diurno stabilito dalla Corte.

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