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Cronaca 3 min di lettura1 ott

Salute cardiometabolica, il conto del ritardo supera i 282 miliardi

A Milano istituzioni ed esperti hanno discusso come rendere più uniforme in Europa la prevenzione, la diagnosi anticipata e l’accesso alle terapie.

Il costo delle malattie cardiovascolari nell’Unione europea supera ogni anno i 282 miliardi di euro, ma il peso maggiore non si misura soltanto nei bilanci sanitari. Produttività, famiglie, sistemi di protezione sociale e qualità della vita risentono delle diagnosi tardive e delle cure non coordinate: nel 2021 sono andate perdute 256 milioni di giornate lavorative e le morti premature hanno comportato 1,3 milioni di anni di lavoro in meno.

È da questa prospettiva che a Milano si è svolto “State of Health - The Milan Dialogue”, promosso da Lilly durante l’incontro annuale 2026 dell’European Association for the Study of Diabetes (Easd). Il confronto ha riunito rappresentanti pubblici, ricercatori, associazioni dei pazienti ed economisti sanitari per individuare ostacoli comuni e strumenti capaci di trasformare più rapidamente le conoscenze scientifiche in risultati concreti.


Il prezzo delle diagnosi tardive

Nella regione europea dell’International Diabetes Federation (Idf), nel 2024 circa 65,6 milioni di adulti convivevano con il diabete. Tra loro, il 33,6%, pari a circa 22 milioni di persone, non sapeva di essere malato. Intercettare prima il rischio, tuttavia, non basta: dopo l’identificazione deve esserci un percorso definito, sostenuto da risorse adeguate e accompagnato da controlli regolari.

Anche la disponibilità delle cure resta diseguale. Per i farmaci autorizzati nell’Unione europea dal 2021 al 2024, l’intervallo mediano tra il via libera e l’effettiva presenza per i pazienti è stato di 532 giorni, con differenze nazionali comprese fra 56 e 1.201 giorni. L’autorizzazione, quindi, non coincide automaticamente con la possibilità concreta di ricevere una terapia: diagnosi tardive, servizi separati e monitoraggi insufficienti possono creare ulteriori ritardi.


Tre nodi per cambiare rotta

Dal confronto milanese sono emerse tre priorità. La prima è anticipare l’individuazione delle persone esposte al rischio; la seconda consiste nel garantire continuità assistenziale e criteri comuni per valutare gli esiti; la terza riguarda un accesso più rapido ed equo all’innovazione. Oggi soltanto 6 Stati membri controllano in modo sistematico gli esiti cardiovascolari attraverso le cartelle cliniche elettroniche, mentre nella maggior parte dei Paesi mancano archivi nazionali completi dedicati a cuore e diabete.

I partecipanti hanno indicato nella responsabilità istituzionale, nei finanziamenti mirati e in parametri europei confrontabili le condizioni per rafforzare la prevenzione. L’Unione dovrebbe favorire riferimenti condivisi, lasciando ai singoli sistemi sanitari l’applicazione concreta. È stata inoltre discussa la possibilità di elaborare un metodo comune per quantificare il danno prodotto dall’attesa, includendo non solo la spesa immediata ma anche complicanze, costi evitati e conseguenze sociali.

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Il confronto entra nell’agenda europea

Le differenze tra i sistemi nazionali non vengono considerate un motivo per trasferire le competenze a livello europeo. Un coordinamento più stretto potrebbe però aiutare a definire protocolli compatibili, requisiti di prova più omogenei e modalità condivise per verificare i risultati. Il Regolamento europeo sulla valutazione delle tecnologie sanitarie rappresenta già un passo in questa direzione.

All’iniziativa hanno partecipato Antonio Tajani, vicepresidente del Consiglio e ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, e Paolo Gentiloni, ex presidente del Consiglio ed ex commissario europeo per l’Economia, con un intervento dedicato al rapporto fra salute, competitività e sviluppo. Tra gli altri relatori figuravano Chantal Mathieu, presidente dell’European Diabetes Forum (Eudf), Francesco Giorgino, presidente dell’European Association for the Study of Diabetes e docente di Endocrinologia all’università di Bari, e Tadej Battelino, responsabile regionale di Idf Europe. L’appuntamento ha avuto il patrocinio di Idf Europe.


Una richiesta: passare ai risultati

Il lavoro dei 10 tavoli tematici ha prodotto una conclusione condivisa: «L’Europa conosce ormai con chiarezza la portata della sfida, ma deve ancora dotarsi di strumenti condivisi di misurazione, percorsi adeguatamente finanziati e responsabilità chiaramente definite per trasformare le evidenze in azione».

Dave Ricks, presidente e amministratore delegato di Eli Lilly and Company, ha sostenuto che la prevenzione su larga scala sia già realizzabile grazie alle terapie e alle prove scientifiche disponibili. Secondo Ricks, il limite attuale riguarda soprattutto l’organizzazione: mancano sistemi e risorse sufficienti per applicare pienamente ciò che la ricerca ha già reso possibile. Da qui la richiesta di rivedere la distribuzione delle priorità e degli investimenti.

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