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Cronaca 3 min di lettura58 min fa

Rotte più letali: la strage dei minori diretti in Europa

Nel 2025 gli arrivi sono diminuiti, ma sono cresciuti i viaggi in solitaria, le violenze lungo il percorso e le vittime nel Mediterraneo.

Nel 2025 il Mediterraneo è diventato ancora più pericoloso per chi tenta di raggiungere l’Europa: secondo il rapporto Idos, la mortalità è salita del 145 per cento. L’incidenza è passata dall’1,95% al 4,65% rispetto all’anno precedente, mentre il bilancio assoluto ha superato di diverse centinaia quello del 2024, nonostante il calo degli arrivi. Le agenzie delle Nazioni Unite avvertono inoltre che si tratta di stime probabilmente inferiori alla realtà.

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Viaggi segnati da violenze e abusi

Il rischio non riguarda soltanto la traversata. Quasi il 60 per cento dei minori e degli altri migranti che hanno percorso le rotte del Mediterraneo centrale e orientale riferisce di aver subito aggressioni o violenze fisiche; la Libia resta il principale centro di concentrazione degli abusi. Anche lungo gli altri itinerari la protezione è tutt’altro che garantita: le violenze hanno coinvolto il 37 per cento dei ragazzi passati dai Balcani e il 38 per cento di quelli giunti attraverso il Mediterraneo occidentale.

Le testimonianze raccolte descrivono episodi ripetuti di torture, rapimenti, estorsioni, maltrattamenti fisici e traumi psicologici. Non mancano il lavoro forzato, le detenzioni senza garanzie e le aggressioni sessuali, particolarmente frequenti tra le ragazze; tra gli autori vengono indicati gruppi armati, intermediari e datori di lavoro.


Per i minori fermarsi non basta

Unicef, Unhcr e Oim osservano che la riduzione dei percorsi regolari e sicuri non interrompe necessariamente gli spostamenti. Al contrario, può spingere bambini e adolescenti verso itinerari più esposti, aumentando la dipendenza dalle reti dei trafficanti e la possibilità di subire sfruttamento, violenze o abusi alle frontiere e durante il viaggio.

Amy Pope, presidente dell’Oim, ha sintetizzato così il problema: «Quando i percorsi sicuri sono limitati e i migranti sono costretti ad affidarsi ai trafficanti, i minori si ritrovano a dover badare a se stessi. Nessun bambino dovrebbe affrontare questi rischi da solo».


Meno arrivi, più partenze in solitaria

Il numero complessivo dei minori arrivati in Europa è sceso dai 41mila del 2024 ai 31.100 del 2025. Il dato, però, nasconde una maggiore vulnerabilità: almeno 21mila ragazzi, oltre il 67 per cento del totale, hanno affrontato il percorso privi di un adulto di riferimento.

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Le principali provenienze sono Somalia, Egitto, Eritrea e Bangladesh. Sulle rotte del Mediterraneo centrale e occidentale, dirette rispettivamente verso Italia e Spagna, i minori soli costituiscono l’86 per cento di quelli intercettati lungo il tragitto.


L’Italia spesso è soltanto una tappa

Per molti dei ragazzi che sbarcano sulle coste italiane o attraversano il confine nord-orientale, la permanenza in Italia non rappresenta l’obiettivo finale. Le successive domande di asilo vengono presentate soprattutto in Germania, Francia, Spagna e Grecia.

La fascia d’età più numerosa è quella compresa tra 15 e 17 anni. Sulle frontiere orientali, tuttavia, si registra la presenza crescente di minori ancora più giovani: in Bulgaria il 37 per cento dei ragazzi soli ha tra 5 e 14 anni, percentuale che in Grecia raggiunge il 18 per cento.


Frontiere più rigide, percorsi più rischiosi

Nel loro rapporto, Unicef, Unhcr e Oim collegano l’inasprimento dei controlli lungo le rotte alla maggiore esposizione dei minori. Secondo le tre organizzazioni, quando le possibilità di spostarsi in modo regolare e protetto diminuiscono, aumenta il ricorso a canali clandestini e cresce il potere delle reti criminali.

«Le misure di gestione delle frontiere più rigorose possono rendere i percorsi migratori ancora più pericolosi», denunciano le organizzazioni, indicando tra le conseguenze una maggiore esposizione a violenza, sfruttamento e abusi. Per molti giovani, rinunciare al viaggio non è una possibilità concreta: il percorso è diventato più rischioso, ma continua a essere intrapreso.

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