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Cronaca 2 min di lettura47 min fa

Roggero, l’Anm difende i giudici e contesta la legittima difesa

Al Salone della Giustizia Giuseppe Tango critica gli attacchi ai magistrati e chiede responsabilità sulle norme vigenti

L’Associazione nazionale magistrati ha respinto la ricostruzione del caso Roggero come legittima difesa. Il presidente Giuseppe Tango ha difeso la decisione dei giudici e criticato le accuse rivolte loro dopo la condanna del gioielliere.

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La ricostruzione di Tango

Intervenendo al Salone della Giustizia, Tango ha distinto tra la reazione a un pericolo ancora in corso e quanto accaduto dopo. Secondo il presidente dell’Anm, gli elementi esaminati nel processo mostrano che l’azione è proseguita quando il rischio era ormai terminato.

«I fatti dicono che una persona, a pericolo cessato, ha inseguito sulla pubblica strada e ha sparato colpi di pistola nei confronti di due persone e ha tentato di ucciderne una terza», ha dichiarato Tango. Il riferimento è al procedimento che ha coinvolto il gioielliere Mario Roggero.


Critiche alla politica

Per il presidente dell’associazione dei magistrati, la pena stabilita dal tribunale è stata contenuta rispetto ai fatti contestati. La sentenza, ha aggiunto, è stata applicata secondo la normativa attuale e non può essere attribuita ai giudici come responsabilità personale.

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Tango ha quindi rivolto un appello alla politica: se l’obiettivo è modificare i limiti della legittima difesa, spetta al legislatore intervenire e rispondere delle proprie scelte. «Non si vuole quella legge? Allora che si abbia il coraggio di cambiare la legge e di assumersi la responsabilità politica», ha affermato.


L’accusa di linciaggio mediatico

Il presidente dell’Anm ha inoltre sostenuto che i magistrati siano stati esposti a una campagna di attacchi pubblici per una decisione ritenuta conforme alle disposizioni in vigore. A suo giudizio, il bersaglio delle critiche dovrebbe essere chi approva le norme, non chi è chiamato ad applicarle.

Tango ha infine evocato, come ipotesi provocatoria, una legge capace di garantire l’impunità a chi reagisce autonomamente a un torto subito. In quel caso, ha spiegato, i giudici applicherebbero la nuova disciplina, salvo eventuali limiti posti dalla Costituzione.

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