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Cronaca 2 min di lettura46 min fa

Università Statale, parole di Giunchi non sono dell’Ateneo

L’ateneo prende le distanze dall’intervista della docente, che ha difeso il 30enne indagato per gli scontri del 17 ottobre.

L’Università Statale di Milano ha precisato che le dichiarazioni di Elisa Giunchi sul caso di Youssef Siher rappresentano soltanto la posizione personale della docente. La professoressa, già relatrice del 30enne, aveva criticato la copertura mediatica dell’inchiesta sugli scontri del fine settimana del 17 ottobre.

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La posizione della docente

Intervistata dal Tg4, Giunchi ha descritto Siher come una persona educata, riservata e timida, escludendo che il suo profilo corrisponda a quello dell’agitatore di piazza delineato negli ultimi giorni. Secondo la docente, le accuse diffuse pubblicamente avrebbero già compromesso la vita del giovane, nonostante gli accertamenti siano ancora in corso.

La professoressa ha inoltre contestato il modo in cui alcuni organi di informazione hanno raccontato la vicenda. Nel suo intervento ha parlato di una «gogna mediatica vergognosa» e ha sostenuto che a Siher sarebbero state attribuite responsabilità come quella di essere la mente delle violenze avvenute a Milano prima della conclusione delle indagini.


La precisazione dell’ateneo

La Statale ha diffuso una nota per chiarire che l’intervista non esprime una valutazione ufficiale dell’università. L’ateneo ha scelto di non entrare nel merito del procedimento giudiziario che coinvolge Siher e ha separato la propria posizione dalle opinioni espresse dalla docente.

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Nel comunicato, l’università ha spiegato che le parole di Giunchi devono essere considerate esclusivamente come «espressioni del giudizio e dell’opinione personale della docente». Per l’istituzione milanese, dunque, quelle dichiarazioni non possono essere ricondotte alla linea dell’Ateneo né utilizzate per rappresentarne l’orientamento sul caso.


L’ipotesi delle denunce

Durante il colloquio, Giunchi ha anche messo in dubbio la gravità delle frasi contestate a Siher. A suo giudizio, gli elementi attribuiti al giovane non sarebbero sufficienti a giustificare il ritratto emerso sui media.

La docente ha infine auspicato che i giornalisti che lo hanno indicato come ideatore delle violenze possano essere chiamati a rispondere in sede giudiziaria. Ha fatto riferimento alla possibilità di procedere per diffamazione, senza che dal testo emerga l’avvio di iniziative legali già formalizzate.

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