Milano, accuse di terrorismo per Siher: la difesa nega
La Procura contesta terrorismo e istigazione; la giudice milanese deciderà sulla custodia cautelare entro mercoledì.
Youssef Siher ha scelto di non rispondere alle domande della gip Tiziana Landoni nel carcere di San Vittore. La difesa ha chiesto la sua liberazione.
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Le istruzioni per gli assalti
Tra gli elementi emersi nell’inchiesta sui disordini milanesi figurano anche le indicazioni diffuse da un minorenne residente in provincia di Monza. Il ragazzo avrebbe spiegato ai partecipanti come vestirsi e muoversi durante gli attacchi al centro storico del 17 e 18 ottobre, suggerendo di coprire il volto soltanto nella fase dell’azione: «Non indossate subito i passamontagna, altrimenti ci fermano prima».
La Digos della Questura brianzola lo ha individuato nel corso degli accertamenti. Il 22 ottobre gli agenti hanno perquisito la sua abitazione, sulla base di un provvedimento della Procura per i Minorenni di Milano, trovando nella camera un passamontagna compatibile con quello indicato nelle conversazioni e alcuni vestiti ritenuti provenienti dal saccheggio di un negozio.
Le contestazioni della Procura
Secondo gli inquirenti, Siher avrebbe gestito i canali social del “Movimento 17 ottobre”, da lui aperto dopo gli episodi di guerriglia nel cuore di Milano. Il 30enne era stato fermato il 24 ottobre con le accuse di istigazione a delinquere aggravata dalla finalità terroristica e di violenza organizzata durante manifestazioni pubbliche.
La Procura sostiene che i contenuti pubblicati su Instagram e in un gruppo Telegram seguito da oltre 11mila persone avessero l’obiettivo di alimentare la mobilitazione e creare timore nella popolazione. Per i pm, quei messaggi rifletterebbero un progetto di opposizione radicale al governo e di appoggio alla rivolta.
Nel motivare la richiesta di custodia in carcere, il procuratore Marcello Viola e la pm Francesca Crupi hanno indicato il rischio di reiterazione e quello di fuga. A loro giudizio, le competenze informatiche, il profilo culturale e i rapporti del ricercatore potrebbero consentirgli di proseguire l’attività contestata o di lasciare l’Italia.
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La posizione dei difensori
Al termine dell’udienza, gli avvocati Benedetto Ciccarone e Yasmina Abu Sharar hanno respinto integralmente le accuse. «Non ha fatto nulla: non ci sono condotte di istigazione alla violenza, né terrorismo né reati», hanno dichiarato, sostenendo inoltre che le imputazioni siano giuridicamente infondate.
Siher, collegato agli ambienti ProPal e all’area antagonista milanese, è stato ascoltato dalla gip Landoni nel penitenziario milanese. La difesa ha contestato la ricostruzione dell’accusa e domandato che il giovane possa tornare libero.
La decisione sulla custodia
Ora la giudice dovrà pronunciarsi sulla convalida del fermo e sulla richiesta di permanenza in carcere avanzata dalla Procura. La decisione è attesa entro mercoledì 28 ottobre.
L’udienza si è svolta alla presenza della pm Francesca Crupi. Il procedimento riguarda sia i contenuti attribuiti a Siher sia il ruolo che, secondo l’accusa, avrebbe avuto nella gestione dei canali del movimento nato dopo gli scontri.
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