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Cronaca 2 min di lettura1 ora fa

Rigopiano, il caso torna in Cassazione: tre nodi riaprono il processo

La Procura generale di Perugia contesta l’assoluzione di due imputati e chiede una diversa lettura della prescrizione per la strage del 18 gennaio 2017

La vicenda giudiziaria di Rigopiano non è ancora arrivata all’ultimo capitolo. Il procuratore generale di Perugia Sergio Sottani ha depositato un ricorso di 21 pagine contro la decisione pronunciata dalla Corte d’appello umbra nel processo bis relativo alla valanga che provocò 29 morti.

L’impugnazione individua tre questioni: l’assoluzione dell’ex sindaco di Farindola Ilario Lacchetta, quella del tecnico comunale Enrico Colangeli e il criterio con cui sono stati calcolati i termini di prescrizione. Sarà ora la Corte di Cassazione a esaminare le contestazioni.

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Tre contestazioni riaprono il caso

Secondo la Procura generale, Lacchetta avrebbe avuto obblighi autonomi di prevenzione e di intervento per la tutela dell’incolumità pubblica. La tesi viene sostenuta anche senza la Carta di localizzazione del pericolo valanghe, la cui assenza era stata richiamata nel procedimento.

Il ricorso riguarda anche Colangeli. Per l’accusa, la sua funzione nell’ufficio tecnico del Comune comportava una posizione di garanzia prevista dal Testo unico degli enti locali e dalla normativa regionale. Al tecnico viene inoltre attribuita la partecipazione alla commissione comunale incaricata della prevenzione del rischio valanghe.

Il terzo punto coinvolge tutti gli imputati e riguarda l’articolo 157 del codice penale. La Procura chiede che il raddoppio dei termini di prescrizione venga applicato anche all’omicidio colposo plurimo, e non soltanto al reato di disastro colposo, come avvenuto finora.


La sentenza impugnata e i suoi esiti

Nel processo bis celebrato a Perugia, gli imputati erano dieci. La Corte d’appello ha inflitto tre condanne, pronunciato cinque assoluzioni e dichiarato due prescrizioni: a due anni sono stati condannati gli ex dirigenti regionali Carlo Visca, Pierluigi Caputi e Vincenzo Antenucci.

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Sono invece stati assolti Lacchetta, Colangeli e i dirigenti regionali Carlo Giovani, Sabatino Belmaggio ed Emidio Primavera. Per gli ex dirigenti della Provincia di Pescara Mauro Di Blasio e Paolo D’Incecco è stata dichiarata la prescrizione.

Il procedimento era nato dopo l’annullamento, da parte della Cassazione, della precedente sentenza della Corte d’appello dell’Aquila. La Suprema Corte aveva disposto un nuovo giudizio di secondo grado per dieci persone, poi celebrato nel capoluogo umbro. Contro quell’esito è stato ora presentato il nuovo ricorso.


La valanga e le 29 vittime

Il 18 gennaio 2017 una massa di neve si staccò dal versante pescarese del Gran Sasso e travolse l’Hotel Rigopiano, nel territorio di Farindola. Nella struttura si trovavano 40 persone, rimaste isolate dopo le abbondanti nevicate del giorno precedente.

L’edificio venne sommerso e le condizioni meteorologiche rallentarono a lungo l’arrivo dei soccorritori. Il bilancio fu di 29 vittime tra ospiti e lavoratori dell’albergo. Per i familiari e per i superstiti, il ricorso rappresenta quindi una nuova possibilità di valutare responsabilità già esaminate nei diversi gradi di giudizio.

L’avvocata Wania Della Vigna, che assiste alcune parti civili, ha accolto positivamente l’iniziativa della Procura. «Il ricorso impedisce di far calare il sipario sulle responsabilità di questa immane tragedia», ha dichiarato, aggiungendo che vittime, familiari e sopravvissuti attendono dalla Suprema Corte «un’ultima, definitiva parola di giustizia».

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