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Cronaca 2 min di lettura2 ore fa

Riforma elettorale, il primo voto non basta: ora tre fiducie alla Camera

Le opposizioni falliscono il tentativo di fermare il testo, ma la riforma dovrà affrontare una sequenza serrata di voti prima del via libera definitivo.

La partita entra nella fase più delicata con un calendario concentrato in quattro giornate: il governo chiederà la fiducia sui primi tre articoli della riforma e l’8 ottobre è previsto il voto conclusivo. Il provvedimento ha intanto superato alla Camera il primo esame, quello sulle questioni pregiudiziali di costituzionalità.


La maggioranza supera il primo esame

A scrutinio segreto, l’aula ha respinto le obiezioni presentate da Partito democratico, Movimento cinque stelle, Alleanza verdi e sinistra, Italia viva e Più Europa. I voti contrari sono stati 229, mentre quelli favorevoli si sono fermati a 151.

Giovanni Donzelli, responsabile organizzativo di Fratelli d’Italia, ha letto il risultato come una conferma della tenuta parlamentare della coalizione: «Sono sette i voti in più rispetto ai numeri odierni della maggioranza». Il margine, tuttavia, non cancella il timore di possibili franchi tiratori, già emerso durante l’estate e considerato un rischio per il percorso della riforma.


Il calendario mette tutti alla prova

Il governo ha stabilito di porre la fiducia sui primi tre articoli. La richiesta sarà formalizzata il 5 ottobre; il giorno successivo la Camera voterà sui primi due articoli, mentre il 7 ottobre toccherà al terzo.

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L’ultimo passaggio è fissato per l’8 ottobre, quando l’assemblea sarà chiamata a esprimersi sull’intero testo ancora con voto segreto. Antonio Tajani, ministro degli Esteri, ha mostrato ottimismo parlando con i cronisti fuori da Montecitorio: «È talmente ovvio, i numeri sono chiari».


Preferenze e capilista al centro

Il provvedimento, noto anche con i soprannomi Stabilicum e Melonellum, arriva alla Camera dopo le modifiche introdotte al Senato. Tra gli interventi più rilevanti figura il ritorno delle preferenze, affiancato però dalla presenza di capilista bloccati.

Il superamento delle pregiudiziali consente dunque alla riforma di proseguire il suo iter, ma non chiude la contesa. La sequenza di voti di fiducia e il successivo scrutinio segreto rappresentano i prossimi snodi decisivi per il testo.

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