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Cronaca 2 min di lettura1 ott

Palpeggiata a 13 anni, il verdetto di Torino: pena sospesa e corso obbligatorio

Un ex cassiere è stato condannato a 18 mesi per violenza sessuale, ma sconterà la pena fuori dal carcere frequentando un percorso sulla violenza di genere.

La condanna è arrivata dopo oltre quattro anni dalla denuncia, ma l’uomo non entrerà in carcere: il Tribunale di Torino ha sospeso la pena di 1 anno e 6 mesi, imponendogli di seguire un corso sulla violenza di genere. Al centro del procedimento c’è il contatto sessuale denunciato da una ragazza che all’epoca aveva 13 anni, all’interno del negozio dove l’imputato lavorava come cassiere.


Pena sospesa con un obbligo

Il condannato, originario del Bangladesh, dovrà rispettare la prescrizione stabilita dal tribunale per beneficiare della sospensione della pena. La misura non cancella la condanna per violenza sessuale, ma consente all’uomo di non scontare i 18 mesi in un istituto penitenziario.

Durante l’udienza l’imputato ha cercato di ricostruire l’episodio come un gesto privo di intenzioni violente. Ha sostenuto di essere una persona espansiva e di avere l’abitudine di fare piccoli regali ai bambini del minimarket. Riferendosi alla ragazzina, ha inoltre ammesso: «Sapevo la sua età».


Il racconto della ragazza

La vicenda risale al 21 gennaio 2022. La tredicenne era entrata nel minimarket per acquistare alcuni prodotti e aveva iniziato a parlare con il cassiere, che le avrebbe rivolto domande anche sugli esami di terza media ormai vicini.

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L’uomo ha negato di averle fatto del male e ha detto di averle dato un bacio sulla guancia e un abbraccio, ipotizzando di averle sfiorato la schiena. La giovane, però, ha riferito l’accaduto ad alcune amiche e, dopo poche ore, è tornata nel negozio insieme alla cognata e al fratello.


Dalla denuncia alla sentenza

A quel punto sono intervenute le forze dell’ordine, che hanno accompagnato il cassiere in caserma. Il procedimento si è chiuso soltanto dopo più di quattro anni dalla denuncia, con la condanna pronunciata dal tribunale torinese.

Oltre alla pena detentiva sospesa, il percorso sulla violenza di genere rappresenta la condizione fissata per evitare l’ingresso in carcere. La sentenza arriva al termine di un processo nel quale sono state valutate le versioni fornite dall’imputato e il racconto della ragazza.

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