3.000Lettori online ora
Cronaca 4 min di lettura1 ora fa

Gabrielli in campo: il nome che può riaprire la partita del centrosinistra

L’ingresso dell’ex capo della Polizia nel progetto Più Uno riaccende il confronto sulla leadership e sull’elettorato moderato del Campo largo.

Franco Gabrielli potrebbe diventare il punto di raccordo capace di dare una forma più credibile al centrosinistra. La sua esperienza ai vertici dello Stato e l’autorevolezza maturata in oltre trent’anni di istituzioni lo rendono, almeno sulla carta, un candidato naturale al ruolo di federatore evocato da più parti.

La sua eventuale leadership poggerebbe su un elemento difficilmente contestabile: Gabrielli ha attraversato alcuni dei passaggi più delicati della storia recente della Repubblica, occupando incarichi che richiedevano competenza operativa, equilibrio e capacità decisionale. È un profilo distante dalla politica costruita soltanto attraverso la comunicazione e le dinamiche dei social.


Una carriera dentro le emergenze dello Stato

Gabrielli ha iniziato il percorso nella Democrazia cristiana di Benigno Zaccagnini, nell’area sociale e riformista vicina ad Aldo Moro. Nel 1985 è entrato in Polizia e, alla Digos di Roma, ha coordinato le indagini che portarono allo smantellamento delle Nuove Brigate Rosse, anche dopo gli omicidi di Massimo D’Antona e Marco Biagi.

Nel 2006 quella esperienza gli valse la nomina alla guida del Sisde, incarico collegato alla successiva trasformazione del servizio nell’Aisi. In seguito è stato prefetto dell’Aquila dopo il terremoto del 2009, capo della Protezione civile durante la gestione della rimozione della Costa Concordia, prefetto di Roma nel periodo di Mafia Capitale e, dal 2016, capo della Polizia. Con il Governo Draghi ha poi assunto la responsabilità dell’intelligence.


Il centro resta senza padrone

La ricerca di un’area moderata continua intanto a condizionare le strategie dei partiti. A destra, Forza Italia rappresenta ancora il riferimento più riconoscibile per una parte dell’elettorato liberale e cattolico-conservatore, ma resta inserita in una coalizione guidata da Fratelli d’Italia e caratterizzata anche da componenti sovraniste.

Giorgia Meloni potrebbe valutare la costruzione di una formazione centrista alleata, anche per contenere l’eventuale crescita di Futuro Nazionale di Roberto Vannacci. Un’altra possibilità sarebbe l’ingresso di Azione, il partito di Carlo Calenda, nell’area governativa. Nel centrosinistra, invece, Italia Viva e Azione hanno già mostrato il proprio peso elettorale, dopo il fallimento del progetto del Terzo Polo, segnato dalle divisioni tra Matteo Renzi e Calenda.


Nel Campo largo manca la guida

A sinistra, il mosaico comprende anche +Europa di Riccardo Magi e Progetto Civico dell’assessore romano Alessandro Onorato. Le due realtà non hanno però raggiunto quella consistenza elettorale che avrebbe potuto renderle decisive, mentre il Campo largo continua a non avere né un leader condiviso né regole definite per scegliere il candidato alla guida.

La coalizione appare così attraversata da una componente radicale maggioritaria e da un Movimento 5 Stelle di impronta populista che, con Giuseppe Conte, punta alla guida dell’intero schieramento. Questa configurazione rischia di lasciare ai margini gli elettori moderati, riformisti e garantisti, poco vicini sia alle posizioni di Elly Schlein su patrimoniale, fine vita e ius soli, sia alle contrarietà del Movimento 5 Stelle sul riarmo europeo e sull’invio di armi a Kiev, oltre alla richiesta di ripristinare il reddito di cittadinanza.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.


La proposta di Più Uno

È in questo spazio politico che si colloca il progetto Più Uno, promosso da Gabrielli insieme a Ernesto Maria Ruffini, già direttore dell’Agenzia delle Entrate. L’obiettivo dichiarato non sarebbe la nascita dell’ennesimo piccolo partito, ma la costruzione di una piattaforma capace di raccogliere e organizzare il consenso riformista.

Gabrielli ha collocato l’iniziativa nel centrosinistra e ha indicato la necessità di «renderlo più largo, credibile e capace di governare». La sua impostazione viene riassunta nella formula «moderati nel metodo, radicali negli obiettivi»: confronto basato su dati e fatti, senza tifo politico, insieme a un’azione decisa contro disuguaglianze, precarietà e insicurezza sociale.


Il nodo dei leader e delle alleanze

Il progetto lascia aperto il confronto con gli altri protagonisti dell’area centrista. Gabrielli ha manifestato disponibilità a dialogare con Matteo Renzi e Alessandro Onorato, estendendo l’invito anche a Carlo Calenda. L’impostazione richiama una tradizione democristiana orientata a parlare a più componenti, senza porre preclusioni preliminari.

Nel frattempo, il centrosinistra continua a offrire l’immagine di uno schieramento nel quale ogni equilibrio appare provvisorio. Renzi ha detto di poter sostenere Giuseppe Conte come candidato premier, mentre Conte ha proposto a Elly Schlein l’individuazione di una figura terza per unificare la coalizione. La segretaria del Partito democratico, però, non ha raccolto l’apertura e punta a presentarsi come unica candidata del partito alle primarie, anche per fermare la sfida interna dei riformisti, orientati a sostenere Giorgio Gori.

A complicare il quadro si è aggiunta la posizione di Goffredo Bettini sulla guerra in Ucraina. In una lettera al Corriere della Sera ha sostenuto una linea vicina alle posizioni filorusse, dichiarandosi favorevole all’invio di armi a Kiev soltanto per finalità difensive. Conte ha preso le distanze da questa impostazione.


Il possibile effetto sul centrosinistra

L’ingresso di Gabrielli nella competizione politica modifica almeno in parte il quadro. La sua figura potrebbe offrire un riferimento agli elettori moderati che oggi non trovano una proposta convincente e che, secondo il testo, rischiano di scegliere l’astensione.

Resta da capire se Più Uno riuscirà a trasformare l’autorevolezza personale dei suoi promotori in una struttura politica capace di incidere. La sfida non consiste soltanto nel dichiarare l’esistenza del centro, ma nel dare a quell’area un’identità, una leadership e un progetto condiviso.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere