Ricina, la Procura frena sulla pista accidentale: cosa resta da chiarire
Il fascicolo per duplice omicidio volontario resta a carico di ignoti, mentre gli accertamenti proseguono senza escludere formalmente alcuna possibilità.
Per la morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, 15 anni, l’indagine resta qualificata come duplice omicidio volontario aggravato dall’uso di sostanze venefiche. Il procedimento, aperto dalla Procura di Larino all’inizio di aprile, è ancora contro ignoti: non ci sono persone iscritte nel registro degli indagati.
Anche Antonio Di Pietro ha invitato alla cautela, sostenendo in un’intervista che non vi siano ancora elementi sufficienti per considerare provata la volontarietà del gesto. Il nodo centrale rimane quindi l’origine dell’assunzione della ricina, accertata sul piano tossicologico ma non ancora ricostruita nelle sue modalità.
La pista accidentale perde forza
La procuratrice Elvira Antonelli non ha escluso in via formale l’eventualità di un’intossicazione involontaria. Tuttavia, il suo giudizio sull’ipotesi appare netto: «Stiamo raccogliendo tutti gli elementi di rilievo su tutte le piste possibili. Quella della accidentalità è, francamente, la più improbabile».
La valutazione della Procura non si basa soltanto sui risultati degli esami medici. Gli investigatori stanno infatti esaminando l’insieme delle circostanze emerse nel fascicolo, mantenendo aperti diversi scenari ma attribuendo alla spiegazione accidentale il minor grado di plausibilità tra quelli considerati.
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Gli esami hanno chiarito solo una parte
Carlo Locatelli, direttore del Centro Antiveleni Maugeri di Pavia, e la medico legale Benedetta Pia De Luca, incaricata delle autopsie, hanno confermato il dato principale: le due vittime sono state intossicate dalla ricina. Gli accertamenti scientifici, però, non hanno permesso di stabilire se la sostanza sia stata assunta casualmente o somministrata da un’altra persona.
Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita sono morte nel dicembre 2025. Proprio la distanza tra la certezza dell’avvelenamento e l’assenza di una conclusione sulle responsabilità spiega perché l’inchiesta prosegua senza indagati, mentre la Procura raccoglie ulteriori elementi per definire la dinamica dei decessi.
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