Ricina, il mistero resta: nei 131 reperti non emerge alcuna traccia
Gli esami condotti in Germania sugli alimenti e sugli oggetti sequestrati nella casa di Pietracatella non avrebbero individuato il veleno, ma la procura non conferma l’indiscrezione.
La pista della ricina non trova, almeno per ora, un riscontro nei reperti raccolti nell’abitazione di Pietracatella, in provincia di Campobasso. Secondo un’indiscrezione, nessuno dei 131 campioni analizzati dagli specialisti dell’istituto Robert Koch di Berlino conterrebbe residui della sostanza che, nel dicembre 2025, avrebbe provocato la morte di Antonella di Ielsi e della figlia Sara di Vita.
L’esito non è stato però ufficialmente comunicato dalla procura di Larino. La pm Elvira Antonelli ha dichiarato: «Dalla Germania non sono pervenuti risultati». Di conseguenza, l’inchiesta resta senza una risposta definitiva sull’origine del veleno e sulle circostanze che hanno portato al decesso delle due donne.
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Nessuna conferma sugli esami tedeschi
I reperti erano stati prelevati il 30 luglio scorso nella casa delle vittime. Gli specialisti avevano acquisito alimenti e oggetti ritenuti utili alle verifiche, con l’obiettivo di capire se la ricina fosse ancora presente oppure avesse lasciato tracce riconducibili all’avvelenamento.
Le informazioni circolate sull’analisi dei 131 campioni parlano di un risultato negativo. La procura, tuttavia, non ha confermato l’indiscrezione e precisa che dalla Germania non sarebbero ancora arrivati gli esiti degli accertamenti. Per questo il quadro investigativo rimane aperto e il giallo non può essere considerato risolto.
Le cozze al centro della nuova pista
Tra gli alimenti consumati dalle vittime nel periodo compreso tra il 22 e il 23 dicembre figuravano anche delle cozze. A riferirlo agli investigatori è stato Gianni De Vita, marito di Antonella di Ielsi e padre di Sara di Vita, che ha ricostruito quanto accaduto durante le festività natalizie.
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La famiglia aveva consumato un pranzo insieme ad alcuni colleghi di lavoro. Al termine del pasto, Antonella avrebbe chiesto al ristorante di consegnarle la parte di cozze rimasta. Proprio questo alimento non sarebbe stato sottoposto agli esami, perché nel contenitore non erano stati recuperati residui.
Da chiarire il destino degli avanzi
De Vita ha spiegato agli inquirenti di occuparsi abitualmente ogni mattina del conferimento dei rifiuti nel cassonetto più vicino. Un’abitudine che ora potrebbe essere rilevante per ricostruire il percorso degli avanzi, qualora le cozze fossero state gettate nella spazzatura.
Gli investigatori dovrebbero quindi verificare se quel contenitore sia mai finito tra i rifiuti e, soprattutto, in quale momento. Al momento si tratta dell’unica pista alimentare indicata nel racconto raccolto a verbale, mentre l’assenza di tracce nei reperti esaminati non ha ancora chiarito l’origine della ricina.
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