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Cronaca 3 min di lettura36 min fa

Eurallumina, la protesta sale a 60 metri: domani il vertice decisivo

Quattro lavoratori hanno occupato il forno di calcinazione di Portovesme chiedendo lo sblocco dei fondi e una soluzione per la fabbrica ferma

La protesta di Eurallumina si è spostata in cima allo stabilimento di Portovesme, dove quattro operai hanno raggiunto la sommità del forno di calcinazione statico numero 1, a più di 60 metri dal suolo. L’occupazione è iniziata durante il presidio organizzato davanti ai cancelli, alla vigilia dell’incontro convocato per domani al ministero delle Imprese e del Made in Italy.

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Quattro operai restano sul forno

La mobilitazione è stata promossa dalle rappresentanze territoriali di Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil. I lavoratori rimasti a terra hanno espresso sostegno ai colleghi saliti sulla struttura, mentre il messaggio della protesta è rivolto al Governo, ai ministeri competenti, alla Regione Sardegna e agli enti locali.

In una nota, le organizzazioni sindacali hanno spiegato che la scelta nasce dalla volontà di non assistere passivamente alle decisioni sul futuro del sito. La presenza in quota, hanno aggiunto, dimostra che a quasi un anno da una precedente iniziativa analoga la situazione è rimasta sostanzialmente immutata.

Enrico Pulisci, componente della Rsu di Eurallumina, ha parlato in un video registrato dalla cima del forno: «Siamo all'ultimo miglio, stiamo raschiando il barile, servono i soldi che il governo deve anticipare». Il rappresentante ha annunciato che i quattro operai resteranno sul posto anche durante la notte e per il tempo necessario, senza escludere ulteriori forme di protesta.


I fondi restano il nodo centrale

Al centro della vertenza ci sono le risorse necessarie a sostenere la gestione ordinaria dell’impianto. I lavoratori ricordano che dei 9,6 milioni di euro annunciati nel dicembre 2025 soltanto una parte sarebbe stata effettivamente trasferita, lasciando irrisolto il problema della liquidità.

Il confronto del 15 settembre non ha prodotto un’intesa. Tra le ipotesi ancora aperte figura l’affidamento della società a un commissario attraverso un’amministrazione controllata, ma anche questo percorso non è stato definito. Il 1° ottobre i dipendenti avevano denunciato pubblicamente il rischio di insolvenza.

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Un nuovo incontro, il 13 ottobre, ha riunito per la prima volta tutti i soggetti coinvolti: ministeri, Agenzia del Demanio, Regione, Provincia, Comune di Portoscuso e Comitato di Sicurezza Finanziaria. Secondo i lavoratori, il tavolo si è concluso senza nuove risorse e senza un meccanismo capace di liberare i beni necessari alla ripartenza.


La Regione attende risposte dal Governo

L’assessore dell’Industria della Regione Sardegna, Emanuele Cani, è rimasto in contatto con gli operai e con i sindacati fin dalle prime ore della giornata. La giunta guidata da Alessandra Todde sostiene di avere sollecitato da mesi l’esecutivo nazionale a intervenire sul blocco finanziario che coinvolge la proprietà russa Rusal.

Il 2 ottobre la presidente Todde e Cani avevano chiesto un intervento immediato per assicurare la continuità del sito di Portovesme, con attenzione alla sicurezza degli impianti, ai presidi ambientali e alla tutela dell’occupazione. Già nel novembre 2025 Todde aveva affrontato la questione a Roma con il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, chiedendo un finanziamento ponte per consentire la ripresa produttiva.

Ora l’attesa è concentrata sul tavolo tecnico del Mimit, al quale parteciperà anche Cani. L’assessore ha parlato di «piena solidarietà e impegno costante per risolvere la vertenza» e ha indicato come obiettivo immediato l’ufficializzazione, da parte del ministero dell’Economia, delle risorse necessarie a superare la fase finanziaria più critica. Solo in seguito, ha precisato, si potrà discutere con il Mimit della ripartenza dello stabilimento.

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