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Cronaca 2 min di lettura2 giorni fa

Ricina e due morti: cosa cercano nello studio di Gianni Di Vita

Le analisi sulla sostanza tossica hanno rilanciato l’indagine sulla morte di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, mentre la polizia ha perquisito l’ufficio del familiare sopravvissuto.

La possibile presenza di ricina nel sangue di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita ha impresso una nuova direzione all’inchiesta sulla loro morte. Il dato, emerso a marzo, è stato sottoposto a verifiche aggiuntive attraverso esami e controanalisi affidati a laboratori specializzati.

A individuare l’elemento sospetto era stato Carlo Locatelli, responsabile del Centro antiveleni Maugeri di Pavia. Gli accertamenti non hanno però chiarito chi possa avere somministrato la sostanza, con quali modalità e per quale ragione.


Due decessi ancora da spiegare

Antonella e Sara, madre e figlia di 15 anni, avevano accusato malesseri durante il periodo natalizio del 2025. Nausea, vomito e dolori addominali le avevano portate più volte al pronto soccorso dell’ospedale Cardarelli di Campobasso tra il 25 e il 26 dicembre.

In una prima fase i disturbi erano stati associati a un’intossicazione alimentare e le pazienti erano state mandate a casa. Il peggioramento successivo aveva imposto un nuovo ricovero: Sara è morta il 27 dicembre, mentre Antonella è deceduta il giorno seguente.


La ricostruzione coinvolge la famiglia

Anche Gianni Di Vita, marito di Antonella e padre della ragazza, aveva manifestato sintomi ed era finito in ospedale, ma si era salvato. Alice, l’altra figlia della coppia, non aveva invece accusato gli stessi problemi.

All’inizio gli investigatori avevano esaminato soprattutto il cibo consumato in casa, valutando anche l’eventualità di una contaminazione non intenzionale. La successiva ipotesi della ricina ha spostato l’attenzione verso un possibile intervento volontario.

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Perquisizione nello studio di Pietracatella

Nella mattinata di martedì 29 settembre, la squadra mobile di Campobasso ha controllato l’ufficio di Di Vita, commercialista di 56 anni. Il locale si trova davanti all’abitazione di Pietracatella nella quale Antonella e Sara hanno perso la vita.

Gli agenti hanno lasciato lo studio dopo pochi minuti, intorno alle 9. Non è stato reso noto se l’operazione abbia portato al sequestro di documenti o di altri materiali, né se siano state svolte attività investigative diverse dalla perquisizione.


Fascicolo aperto contro ignoti

La procura di Campobasso indaga da mesi per duplice omicidio premeditato, al momento senza persone iscritte nel registro degli indagati. L’intervento nell’ufficio potrebbe inserirsi nella verifica dell’ipotesi di un avvelenamento intenzionale.

Rimangono da definire l’autore dell’eventuale gesto, il modo in cui la ricina sarebbe stata introdotta nell’organismo delle vittime e il movente. Gli accertamenti proseguono quindi senza una contestazione formalmente attribuita a qualcuno.

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