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Cronaca 1 min di lettura21 ore fa

Ricina a Pietracatella: ora parte l’attesa sui dispositivi sequestrati

Concluso a Campobasso l’esame informatico su un Lenovo e dieci chiavette: la Procura di Larino dovrà valutare i dati raccolti entro 60 giorni

L’attenzione degli investigatori si sposta ora sui risultati delle verifiche digitali: per conoscere il contenuto utile alle indagini serviranno infatti 60 giorni. A Campobasso sono terminati gli accertamenti sul computer e sulle chiavette appartenuti alla famiglia Di Vita, disposti nel procedimento sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita.


I dati saranno esaminati nei prossimi mesi

Le operazioni tecniche sono durate circa quattro ore e hanno riguardato un computer Lenovo insieme a dieci dispositivi Usb. Gli specialisti della Direzione centrale anticrimine hanno raccolto e ordinato secondo procedure forensi i materiali presenti nei supporti sequestrati.

L’obiettivo è ricostruire l’attività informatica dei componenti della famiglia nei giorni che hanno preceduto i decessi. Tra gli elementi che potranno essere verificati rientrano anche gli accessi effettuati dalle due donne poi morte, così da individuare eventuali dati rilevanti per la ricostruzione dei fatti.

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Il sequestro nell’abitazione Di Vita

I dispositivi erano stati prelevati il 31 luglio scorso nella casa dei Di Vita. L’esame è stato eseguito negli uffici della Questura di Campobasso su disposizione della Procura di Larino, titolare degli accertamenti.

Alle attività hanno partecipato gli investigatori dello Sco e il perito Giovanni Alfonso, consulente di Gianni e Alice Di Vita, indicati nel procedimento come parti offese. L’inchiesta riguarda la morte di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, decedute a dicembre a Pietracatella dopo un avvelenamento da ricina, e procede per l’ipotesi di duplice omicidio premeditato.

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