Ricina a Pietracatella: ora parte l’attesa sui dispositivi sequestrati
Concluso a Campobasso l’esame informatico su un Lenovo e dieci chiavette: la Procura di Larino dovrà valutare i dati raccolti entro 60 giorni
L’attenzione degli investigatori si sposta ora sui risultati delle verifiche digitali: per conoscere il contenuto utile alle indagini serviranno infatti 60 giorni. A Campobasso sono terminati gli accertamenti sul computer e sulle chiavette appartenuti alla famiglia Di Vita, disposti nel procedimento sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita.
I dati saranno esaminati nei prossimi mesi
Le operazioni tecniche sono durate circa quattro ore e hanno riguardato un computer Lenovo insieme a dieci dispositivi Usb. Gli specialisti della Direzione centrale anticrimine hanno raccolto e ordinato secondo procedure forensi i materiali presenti nei supporti sequestrati.
L’obiettivo è ricostruire l’attività informatica dei componenti della famiglia nei giorni che hanno preceduto i decessi. Tra gli elementi che potranno essere verificati rientrano anche gli accessi effettuati dalle due donne poi morte, così da individuare eventuali dati rilevanti per la ricostruzione dei fatti.
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Il sequestro nell’abitazione Di Vita
I dispositivi erano stati prelevati il 31 luglio scorso nella casa dei Di Vita. L’esame è stato eseguito negli uffici della Questura di Campobasso su disposizione della Procura di Larino, titolare degli accertamenti.
Alle attività hanno partecipato gli investigatori dello Sco e il perito Giovanni Alfonso, consulente di Gianni e Alice Di Vita, indicati nel procedimento come parti offese. L’inchiesta riguarda la morte di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, decedute a dicembre a Pietracatella dopo un avvelenamento da ricina, e procede per l’ipotesi di duplice omicidio premeditato.
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