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Cronaca 2 min di lettura15 ott

Reumatologia, 10 milioni di italiani e una priorità: diagnosi precoce

Marcello Gemmato richiama il ruolo della sanità territoriale e chiede di ridurre le differenze regionali e gli esami duplicati.

Sono circa 10 milioni gli italiani che convivono con una malattia reumatologica. Per migliorare la loro assistenza, la priorità indicata dal sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato è rafforzare la presa in carico, favorire l’individuazione tempestiva delle patologie e rendere più omogenee le cure tra Nord e Sud.

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La rete territoriale può anticipare la diagnosi

Secondo Gemmato, il Servizio sanitario nazionale dispone già di terapie e strumenti efficaci, ma il percorso rivolto ai pazienti deve diventare più coordinato. Le Case di comunità, i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta possono intercettare prima i segnali della malattia e indirizzare rapidamente le persone verso gli specialisti.

Durante un incontro organizzato da Apmarr Aps Ets all’Auditorium Cosimo Piccinno del ministero della Salute, a Roma, il sottosegretario ha sottolineato che «la sanità territoriale può migliorare la diagnosi e le cure». Un riconoscimento precoce, ha spiegato, può tradursi in trattamenti più efficaci, sintomi meno severi e una minore pressione economica sul sistema sanitario.


Cure più uniformi e meno sprechi

Un altro punto riguarda le differenze tra le Regioni, che presentano risultati non uniformi nell’assistenza alle persone con patologie reumatologiche. Per Gemmato, occorre proseguire il riequilibrio tra le diverse aree del Paese, così da rendere più equo l’accesso alla presa in carico.

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Il sottosegretario ha inoltre ricordato l’inserimento della fibromialgia grave nei nuovi Livelli essenziali di assistenza, con prestazioni dedicate anche alla fase diagnostica. L’aggiornamento dei Lea, ha osservato, non veniva effettuato da quasi dieci anni.


Il nodo della spesa sostenuta dai pazienti

In media, le persone con malattie reumatologiche affrontano direttamente costi pari a 1.245 euro. Gemmato ha chiesto di potenziare il ruolo del Servizio sanitario nazionale e di offrire ai cittadini indicazioni più chiare sui percorsi da seguire.

L’obiettivo è limitare gli esami ripetuti e le prestazioni non appropriate. «Molte volte la spesa sostenuta direttamente dal cittadino è indotta e non canalizzata», ha affermato, evidenziando la necessità di un orientamento pubblico capace di evitare la duplicazione delle indagini diagnostiche.

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