Scontro al Ghetto: l’Anpi replica e chiede un vertice a Gualtieri
Dopo gli insulti durante la commemorazione del 16 ottobre, l’associazione dei partigiani si rivolge al sindaco e al prefetto
L’Anpi di Roma annuncia un confronto con il sindaco Roberto Gualtieri e con il prefetto dopo le tensioni esplose durante la commemorazione del rastrellamento degli ebrei del 16 ottobre. L’associazione sostiene di essere rimasta nella piazza nonostante contestazioni e minacce verbali.
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L’Anpi accusa: aggressione annunciata
In una nota, la delegazione romana dell’Anpi ha definito l’episodio un attacco verbale compiuto da alcuni membri della comunità ebraica. Secondo l’associazione, quanto accaduto sarebbe la conseguenza delle dichiarazioni dei giorni precedenti del presidente della Comunità ebraica di Roma, Victor Fadlun, che aveva invitato i partigiani a non prendere parte alla cerimonia.
L’Anpi precisa che i propri rappresentanti non hanno lasciato il luogo della celebrazione e sono rimasti insieme alle altre realtà presenti, mentre le forze dell’ordine impedivano che la contestazione degenerasse. “Continueremo non solo a presenziare nei luoghi della Resistenza”, ha affermato l’associazione, ribadendo il proprio impegno sulle iniziative legate al 25 aprile, alla memoria antifascista e alla Costituzione.
Il confronto chiesto al Campidoglio
L’incontro con Gualtieri e con il prefetto servirà all’Anpi per affrontare le modalità con cui si è svolta la commemorazione e la presenza delle associazioni nella piazza. La delegazione, secondo quanto riferito dalla presidente dell’Anpi di Roma Marina Pierlorenzi, è stata spostata dietro alcune transenne rispetto all’area riservata alla cerimonia.
A sostegno dei partigiani si sono schierate anche l’Aned, la Fiap e l’associazione nazionale vittime di guerra. Le organizzazioni hanno seguito la delegazione dell’Anpi, prendendo posizione accanto ai suoi rappresentanti dopo l’allontanamento dallo spazio principale.
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La posizione della Comunità ebraica
Victor Fadlun ha spiegato che la richiesta di non partecipare era nata, a suo giudizio, da un’esigenza di rispetto per una giornata considerata particolarmente dolorosa dalla comunità. Il presidente ha ricordato il coinvolgimento degli ebrei italiani nella Resistenza e ha criticato quella che considera la vicinanza dell’Anpi alle manifestazioni a sostegno della Palestina, sostenendo che l’associazione dovrebbe concentrarsi sulla conservazione della memoria partigiana.
Fadlun ha comunque preso le distanze da ogni forma di violenza, compresa quella verbale, e ha descritto la comunità come pacifica e rispettosa. Sul ruolo di Roma Capitale nella scelta degli invitati, ha richiamato la presenza di familiari diretti delle persone deportate e la necessità di una particolare sensibilità durante il ricordo del rastrellamento.
Insulti durante la cerimonia
Nel corso dell’iniziativa, alcuni componenti della comunità ebraica romana hanno rivolto alla delegazione dell’Anpi grida come “ve ne dovete andare”, “fuori” e “vergognatevi”. Pierlorenzi ha riferito che i contestatori accusavano l’associazione di essere schierata a favore della Palestina e sostenevano che non dovesse partecipare alla commemorazione.
Nei giorni precedenti, Fadlun aveva già chiesto pubblicamente all’Anpi di rinunciare alla presenza. La cerimonia ricordava il rastrellamento nazifascista del 16 ottobre, episodio al centro di una giornata di lutto per la comunità ebraica romana.
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