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Cronaca 3 min di lettura13 min fa

Retto, dostarlimab efficace nel 70% dei pazienti

Lo studio Azur-1 conferma risposte complete dopo sei mesi e l’assenza di chirurgia o radioterapia in molti casi

Il dostarlimab ha prodotto una risposta clinica completa in circa il 70% dei pazienti con tumore del retto localmente avanzato, senza metastasi e con deficit del sistema mismatch repair. Il dato emerge dallo studio Azur-1, presentato al congresso della Società europea di oncologia medica in corso a Madrid.

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Risultati dopo sei mesi

La ricerca ha coinvolto 154 persone in diversi Paesi. Dopo sei mesi di terapia, circa sette pazienti su dieci non hanno avuto bisogno di ricorrere né all’intervento chirurgico né alla radioterapia; la risposta è rimasta presente per almeno 12 mesi, secondo quanto spiegato da Chiara Cremolini, ordinaria di Oncologia all’Università di Pisa e componente del direttivo nazionale dell’Associazione italiana di oncologia medica.

Tra i pazienti che non avevano raggiunto una risposta clinica completa e sono stati quindi operati, 10 su 13 non presentavano più cellule tumorali nel campione chirurgico. «Si tratta di una percentuale molto elevata di pazienti che raggiungono questo risultato», ha osservato Cremolini commentando i dati dello studio.


Meno interventi e conseguenze

Finora, la cura abituale prevedeva chemioradioterapia e, dopo alcune settimane, l’asportazione chirurgica del tumore. Questo percorso può avere conseguenze sulla fertilità, soprattutto nelle donne, sulla funzione sessuale e sulla necessità di utilizzare una stomia, temporanea o permanente.

La forma di tumore considerata dalla ricerca riguarda meno del 5% dei casi di cancro del retto. Le cellule presentano difetti nel sistema che corregge gli errori di appaiamento del Dna, caratteristica che le rende più riconoscibili al sistema immunitario. Il dostarlimab agisce rimuovendo il blocco alla risposta immunitaria e può quindi evitare, per alcuni pazienti, trattamenti con conseguenze rilevanti sulla qualità di vita.


Test e gestione dei pazienti

L’identificazione del deficit mismatch repair avviene attraverso un esame immunoistochimico, disponibile nei centri e considerato poco costoso. Il risultato viene normalmente riportato nella diagnosi di adenocarcinoma del retto, perché può modificare la scelta terapeutica.

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Lo stesso accertamento può contribuire a individuare tumori del colon legati alla sindrome di Lynch, una predisposizione ereditaria che aumenta il rischio di sviluppare altre neoplasie. In questi casi anche i familiari possono sottoporsi al test, se lo desiderano, e accedere a programmi di sorveglianza diversi da quelli destinati alla popolazione generale.


Approvazione e uso in Italia

Un primo studio, condotto su circa 50 pazienti al Memorial Sloan Kettering di New York, aveva già indicato la possibilità di ottenere risposte complete con il solo dostarlimab. Azur-1 ha ampliato la verifica a numerosi centri internazionali, riducendo il rischio che il risultato fosse legato all’esperienza di una singola struttura.

Il farmaco ha ottenuto recentemente il via libera della Food and Drug Administration statunitense, mentre l’Agenzia europea dei medicinali non lo ha ancora autorizzato per questa indicazione. In Italia può essere impiegato grazie all’inserimento nell’elenco della legge 648, ma al momento non è rimborsato dal Servizio sanitario nazionale: i pazienti possono riceverlo senza sostenerne direttamente il costo.

La scelta terapeutica richiede una valutazione collegiale. Nel gruppo devono essere presenti oncologo, radiologo, chirurgo, radioterapista e specialisti capaci di interpretare i dati di anatomia patologica e biologia molecolare. «La multidisciplinarità è ancora più importante per stabilire se il risultato ottenuto con il dostarlimab sia sufficiente», ha concluso Cremolini.

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