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Cronaca 3 min di lettura3 giorni fa

Regeni, il verdetto è vicino: dieci anni di misteri e processo

Dalla scomparsa al Cairo alle richieste dell’accusa: il caso arriva alla decisione della Corte d’Assise di Roma dopo anni di ostacoli e tensioni diplomatiche.

La decisione della Corte d’Assise di Roma è attesa per lunedì 28 settembre, a quasi dieci anni dalla morte di Giulio Regeni. Per i quattro agenti egiziani imputati, la Procura ha sollecitato un ergastolo e tre pene da 17 anni e mezzo: il procedimento arriva così al suo passaggio decisivo dopo numerosi rinvii e blocchi.


L’ultima richiesta prima del verdetto

Il 23 giugno 2026 il procuratore capo di Roma Francesco Lo Voi e l’aggiunto Sergio Colaiocco hanno formulato le richieste della pubblica accusa nei confronti degli 007 egiziani. Secondo l’impostazione accusatoria, i quattro sono coinvolti nel sequestro, nelle torture e nell’uccisione del ricercatore italiano.

Dopo gli interventi degli avvocati difensori nelle udienze successive, i giudici hanno stabilito la data della sentenza. Il processo, arrivato davanti alla Corte d’Assise, riguarda una vicenda segnata fin dall’inizio da versioni contraddittorie, difficoltà investigative e lunghi passaggi davanti alla Consulta.


Dieci anni tra sparizione e depistaggi

Il 25 gennaio 2016 si perdono le tracce di Giulio Regeni, dottorando a Cambridge, nei pressi di piazza Tahrir al Cairo. Il suo corpo viene ritrovato il 3 febbraio lungo la strada tra la capitale egiziana e Alessandria: presenta ecchimosi, fratture, lesioni e bruciature compatibili con torture.

Il giorno seguente Khaled Shalabi, direttore dell’Amministrazione generale delle indagini, sostiene che non vi siano elementi per parlare di un’aggressione e indirizza gli accertamenti verso l’ipotesi di un incidente. Dopo il rientro della salma in Italia, il 7 febbraio, una seconda autopsia documenta invece i segni delle violenze. Nello stesso periodo le autorità del Cairo propongono spiegazioni diverse, dall’omicidio legato alla sfera sessuale fino a un’azione attribuita a presunte spie dei Fratelli Musulmani.

Il 14 aprile la Procura di Roma inoltra una rogatoria per ottenere i dati telefonici di 13 persone, i filmati delle aree frequentate da Regeni e ulteriori deposizioni. Una parte dei tabulati viene trasmessa il 5 maggio. Nei mesi successivi emerge anche il ruolo di Mohamed Abdallah, responsabile del sindacato degli ambulanti presso il quale il ricercatore svolgeva la sua indagine: l’uomo aveva informato i servizi egiziani sulle attività di Regeni e, come si apprenderà a dicembre, lo aveva denunciato.

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Dalla cooperazione al processo in aula

Il 9 settembre 2016 un incontro tra magistrati italiani ed egiziani a Roma porta al riconoscimento della sorveglianza esercitata su Regeni e all’impegno del Cairo a fornire la documentazione. La collaborazione, tuttavia, si interrompe il 30 novembre 2020. Nel frattempo, il 4 dicembre 2018, la Procura romana aveva iscritto cinque membri dei servizi civili e della polizia investigativa egiziana nel registro degli indagati per concorso in sequestro di persona.

Il 25 maggio 2021 il giudice dell’udienza preliminare dispone il rinvio a giudizio di quattro imputati, accusati di sequestro, tortura e omicidio. Il procedimento subisce però un primo arresto il 14 ottobre dello stesso anno, quando la III Corte d’Assise lo rimanda davanti al gup a causa dell’assenza degli imputati, impedendo la regolare notifica degli atti.


Gli ostacoli giudiziari e la svolta

Per superare la situazione di stallo, il 3 aprile 2023 la Procura di Roma chiede di coinvolgere la Corte costituzionale. La Consulta accoglie poi il ricorso e consente di riavviare l’iter. Il 20 gennaio 2024 il dibattimento riprende davanti alla prima Corte d’Assise; in quell’occasione i genitori di Giulio affermano: «Abbiamo atteso questo momento per 8 anni».

Un nuovo stop arriva il 23 ottobre 2025, quando i giudici accolgono l’istanza delle difese e sottopongono alla Consulta una questione legata al diritto di difesa e alla nomina dei consulenti tecnici. Il 30 gennaio 2026 la Corte costituzionale dichiara fondata la questione sollevata dagli avvocati: il procedimento può quindi ripartire davanti alla Corte d’Assise di Roma, fino all’udienza decisiva fissata per il 28 settembre.

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