Quattro punti in fronte e nessun passo indietro: la storia di Angelo De Simone
Ferito da un sampietrino durante gli scontri di Milano, il dirigente della polizia è rimasto in piazza Duomo a coordinare la risposta delle forze dell’ordine
Un’immagine con il volto insanguinato è diventata il simbolo delle ore più difficili vissute da Milano. Angelo De Simone, dirigente della Polizia di Stato, è stato colpito alla testa durante i disordini di sabato 17 ottobre, ma non ha lasciato piazza Duomo: la ferita non gli ha impedito di continuare a presidiare il centro della città.
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La ferita non lo ha fermato
Il sampietrino scagliato durante la sassaiola lo ha raggiunto alla fronte. De Simone è riuscito in parte a evitare l’impatto e ha riportato una lesione curata con quattro punti di sutura. Il giorno successivo, con un cappellino a coprire la medicazione, ha fatto sapere di sentirsi meglio.
«Non ce lo possiamo permettere», ha spiegato riferendosi alla possibilità di interrompere il servizio. Secondo il dirigente, la situazione richiedeva l’impiego di tutte le risorse disponibili per tutelare l’ordine e la sicurezza pubblica. Il suo ruolo, in quelle ore, è rimasto operativo nonostante il colpo subito.
Una carriera nelle zone più delicate
Cinquantacinque anni, De Simone dirige il commissariato Garibaldi-Venezia. Nel suo percorso ha gestito numerosi appuntamenti ad alta tensione, dai cortei a sostegno della Palestina alle manifestazioni legate alle tifoserie, maturando esperienza sul campo.
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Dopo avere guidato il commissariato Greco-Turro, nel 2020 è stato promosso primo dirigente e ha assunto la guida della Divisione Anticrimine della Questura di Novara. In seguito è tornato a Milano, dove si è occupato anche delle aree attorno alla Stazione Centrale e a Porta Garibaldi, spesso interessate da episodi di violenza e rapine.
Il messaggio della premier
De Simone ha raccontato che, già dal pomeriggio di sabato, le forze dell’ordine stavano affrontando gruppi numerosi di giovani, tra cui anche minorenni. A suo giudizio, il senso di appartenenza al gruppo e l’aumento dei partecipanti alimentavano comportamenti sempre più aggressivi; molti manifestanti, inoltre, avevano il volto coperto.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha rilanciato la fotografia del dirigente ferito, accompagnandola con un messaggio di riconoscimento. Ha contrapposto la sua presenza senza arretrare a quella di chi agisce nascosto sotto un cappuccio e ha ricordato che lo Stato prende forma anche attraverso persone che restano al proprio posto mentre altri scelgono la violenza.
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