Quattro infermieri aggrediti in poche ore tra due regioni
Episodi in Emilia-Romagna e Veneto hanno coinvolto personale dei pronto soccorso e del servizio 118
Quattro infermieri sono stati aggrediti in poche ore tra Emilia-Romagna e Veneto, tra la sera di sabato 7 novembre e domenica.
I dati più recenti del ministero della Salute, riferiti al 2025, hanno registrato quasi 18.000 segnalazioni per violenze contro il personale sanitario, con 23.367 operatori coinvolti. La maggior parte degli episodi è stata verbale, mentre le aggressioni fisiche hanno rappresentato una quota minoritaria.
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Le misure chieste dal sindacato
Gli infermieri risultano la categoria più esposta. Seguono medici e chirurghi e operatori sociosanitari.
Per ridurre i rischi, Nursind Reggio Emilia ha sollecitato interventi rapidi destinati a proteggere medici e infermieri. Tra le proposte ci sono dispositivi portatili con pulsante di emergenza per lanciare l'allarme, un presidio di polizia sempre operativo nei pronto soccorso, corsi di formazione anche sull'autodifesa e personale incaricato di assistere chi attende.
Gli episodi in Emilia-Romagna e Veneto
A Reggio Emilia, intorno alle 22, una minorenne ha colpito due infermiere nel pronto soccorso dell'ospedale Santa Maria Nuova. Una delle professioniste ha riportato la frattura della mandibola e una prognosi di 30 giorni; per la collega i medici hanno indicato sette giorni.
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Poco dopo l'una, nel pronto soccorso di Piove di Sacco, in provincia di Padova, un uomo in stato confusionale ha danneggiato i servizi igienici e mandato in frantumi uno specchio. Con i frammenti ha minacciato le persone in attesa e gli operatori sanitari. A Marostica, nel Vicentino, un addetto del 118 è stato invece affrontato con un coltello dal figlio di un paziente, poco dopo le 10.30.
Le cause indicate da Nursind
Natascia Cersosimo, segretaria provinciale di Nursind Reggio Emilia, ha descritto gli episodi come parte di una crescita costante delle violenze contro gli operatori. Secondo la sindacalista, il fenomeno è legato anche a "un clima di odio e diffidenza verso gli operatori sanitari, aumentati soprattutto dopo il Covid".
Tra i fattori che possono far degenerare la situazione ci sono le attese prolungate e la presenza, nei pronto soccorso, di persone alterate dall'alcol o dagli stupefacenti. Cersosimo ha proposto figure dedicate a spiegare ai pazienti e ai familiari il percorso da seguire, osservando che in queste condizioni può bastare poco perché la tensione si trasformi in violenza.
La domanda di oggi
È opportuno indagare sulle minacce rivolte a esponenti politici?
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