Quasi 100 milioni persi su WhatsApp: nel mirino un ex banchiere
Un falso messaggio attribuito a Carlo Messina ha dato il via a una frode internazionale costruita con voci clonate e richieste di denaro urgenti.
A febbraio Paolo Molesini, allora presidente di Fideuram, è finito al centro di una truffa internazionale orchestrata attraverso un telefono cellulare. Il raggiro avrebbe portato a una perdita vicina ai 100 milioni di euro, una cifra ben lontana dai bottini delle frodi più comuni ai danni di persone fragili.
Il messaggio che sembrava autentico
Sul cellulare di Molesini è comparso un testo apparentemente inviato da Carlo Messina, amministratore del gruppo Intesa. In realtà, dietro quella comunicazione si nascondeva un impostore che utilizzava l’identità del manager.
Il caso riguarda quindi una vittima con una lunga esperienza nel settore bancario, non una persona anziana isolata. Proprio la credibilità del mittente apparente ha contribuito a rendere il contatto iniziale più convincente.
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Voci artificiali e urgenza
Il meccanismo della frode combina conversazioni su WhatsApp, messaggi contraffatti e imitazioni vocali generate con l’intelligenza artificiale. Le richieste di denaro vengono presentate come urgenti, così da ridurre il tempo disponibile per verificare l’autenticità delle comunicazioni.
Lo schema descritto riprende modalità già utilizzate in altre truffe, ma in questo caso la somma coinvolta raggiunge quasi 100 milioni di euro. L’episodio mostra come strumenti digitali e voci clonate possano essere impiegati per rendere più credibile un’identità falsa.
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