Regeni, dopo quasi 11 anni la giustizia trova la sua risposta
Nel palazzo di giustizia di Roma Sergio Colaiocco porta con sé il peso di un’indagine lunga e il significato di una sentenza che richiama lo Stato di diritto.
Alle otto di sera Sergio Colaiocco attraversa da solo i corridoi del palazzo di giustizia di Roma. Nelle mani tiene un mazzo di fiori gialli, mentre alle sue spalle restano quasi undici anni segnati dalla ricerca della verità sulla morte di Giulio Regeni.
Una sentenza dal peso storico
Il procuratore aggiunto è stato per lungo tempo il volto dell’inchiesta, anche nei momenti in cui l’esito giudiziario sembrava lontano. La sentenza viene descritta come una vittoria dello Stato di diritto contro il silenzio e l’omertà.
Nell’aula, secondo il significato attribuito alla serata, è emersa l’immagine di una democrazia capace di mettere in campo istituzioni e persone unite nella ricerca della verità. Un passaggio considerato storico per il caso Regeni.
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Il ricordo del ritrovamento
Colaiocco ha visto il corpo martoriato di Giulio Regeni prima dei genitori del giovane. Quel momento, rimasto al centro del percorso giudiziario, accompagna ancora oggi il ricordo dell’indagine e del dolore vissuto dalla famiglia.
Dopo anni di lavoro, la decisione del tribunale segna dunque un punto decisivo. Il procuratore resta solo nel corridoio, con i fiori gialli tra le mani, mentre si chiude una giornata dal forte valore simbolico per la giustizia italiana.
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