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Cronaca 1 min di lettura2 giorni fa

Regeni, la svolta a Roma: tre condanne e un agente assolto

La Corte d’Assise riconosce il sequestro di Giulio Regeni da parte di tre uomini della sicurezza egiziana, ma non l’omicidio.

La sentenza segna una distinzione netta nel caso Giulio Regeni: per la Corte d’Assise di Roma tre agenti egiziani sono responsabili del sequestro, mentre il quarto imputato è stato assolto. Il verdetto non riconosce invece l’accusa di omicidio.

La decisione arriva dopo anni di attesa e stabilisce, sul piano giudiziario, che il ricercatore italiano fu preso dagli uomini della National Security egiziana e trasferito in una struttura indicata come il «cimitero dei vivi».


Tre condanne, un’assoluzione

Il collegio giudicante ha inflitto tre condanne, per un totale di 30 anni di carcere: dieci anni per ciascuno degli imputati riconosciuti responsabili del sequestro. La stessa sentenza ha assolto il quarto agente coinvolto nel procedimento.

L’esito riduce a tre il numero degli appartenenti ai servizi egiziani ritenuti colpevoli dalla Corte. La responsabilità accertata riguarda il rapimento di Regeni, ma non si estende all’omicidio, che non è stato riconosciuto dai giudici.

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Il verdetto sul caso Regeni

Secondo la ricostruzione accolta in aula, Giulio Regeni fu sequestrato e condotto in un luogo noto con l’espressione «cimitero dei vivi». È questo il punto centrale della sentenza pronunciata a Roma.

Il verdetto dà così una forma giudiziaria a una verità ritenuta da tempo condivisa sul piano logico, ma distinta dall’accertamento processuale. La condanna dei tre imputati riguarda il sequestro; per la morte del ricercatore, invece, non è arrivato il riconoscimento dell’omicidio.

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