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Cronaca 4 min di lettura50 min fa

Proteste e scontri, la musica si divide: le parole di Vasco e Marracash

Dai messaggi di Vasco Rossi e Cosmo alle posizioni opposte di Fedez e Nerone: gli artisti discutono di disagio sociale, violenza e futuro

La musica italiana si è trasformata in uno dei principali luoghi del confronto dopo le proteste e gli scontri del 17 e 18 ottobre. Mentre alcuni artisti leggono nelle tensioni il sintomo di un disagio sociale sempre più profondo, altri prendono le distanze dalla celebrazione della violenza e invitano a guardare anche alle responsabilità del mondo dello spettacolo.

Vasco Rossi ha riassunto il proprio punto di vista in un lungo messaggio pubblicato su Instagram, sostenendo che una canzone non possa sostituire la politica ma riesca talvolta ad anticipare le parole con cui una collettività esprime il proprio malessere. Per il rocker, la politica riguarda anche la scelta di chi viene ascoltato, tutelato o lasciato ai margini.

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Marracash rilancia il confronto

A riaccendere la discussione era stato Marracash, convinto che i cambiamenti non arrivino sempre attraverso strumenti concilianti. Il suo intervento è stato interpretato da alcuni come un incoraggiamento agli atti violenti, ma il rapper ha respinto questa lettura e ha precisato di non aver mai sostenuto la violenza.

In un messaggio successivo ha spiegato di considerare gli episodi più gravi il segnale di un fallimento collettivo. Secondo Marracash, il risentimento sta crescendo prima nelle periferie, tra le classi più fragili e le seconde generazioni, ma comincia a coinvolgere anche il ceto medio che manifesta senza ricorrere agli scontri. Ha inoltre contestato l'idea secondo cui chi ha raggiunto il successo economico non possa intervenire nel dibattito sulle disuguaglianze.

Su una linea vicina si è collocato Sayf, secondo classificato a Sanremo 2026 con «Tu mi piaci tanto». L'artista ha sostenuto che il problema non sia soltanto la contrapposizione politica tra destra e sinistra, ma la distanza tra chi si trova in alto e chi resta in basso, denunciando un sistema che mette il profitto davanti alla dignità.


Vasco: la musica apre domande

Nel suo intervento, Vasco Rossi ha descritto le canzoni come messaggi capaci di raggiungere persone lontane dai giornali e dai dibattiti istituzionali. La musica, a suo avviso, non si limita a trasmettere informazioni: coinvolge emozioni, ricordi e interrogativi, senza per questo trasformarsi automaticamente in un comizio.

Il cantante ha collegato la ribellione alla capacità di rifiutare formule già pronte, identità imposte e risposte semplicistiche. Ha poi aggiunto, con ironia, di non considerarsi depositario della verità, ricordando che le tasche dei suoi jeans sono già piene di oggetti inutili.

Ghali ha chiesto di prestare attenzione soprattutto a chi scende in piazza senza violenza e cerca risposte sulle disuguaglianze. Nayt ha invece osservato che l'apparente benessere materiale avrebbe reso borghesi anche molti degli appartenenti alle fasce più povere: ignorare l'altro, secondo la sua lettura, può portarlo a irrompere nella vita di chi non lo vede.

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Cosmo e Willie leggono il disagio

Cosmo ha pubblicato un nuovo brano il cui testo mette insieme vetrine di lusso, automobili, marchi, incendi, social e paura del futuro. Sebbene il pezzo sembri scritto dopo gli scontri del fine settimana, l'artista di Ivrea ha chiarito di averlo composto mesi prima e di averne anticipato l'uscita perché lo considera ancora attuale.

La canzone racconta un clima di crollo sociale, il rapporto tra consumo e frustrazione, il lavoro, il servizio militare e la prospettiva di una generazione che osserva un futuro percepito come minaccioso. Cosmo ha detto di ritenere prevedibili gli sviluppi recenti e ha definito inevitabile l'esplosione del conflitto in un sistema che considera profondamente malato.

Dal palco del Fabrique di Milano, Willie Peyote ha affrontato direttamente il tema della violenza durante un concerto. «Viviamo in un sistema molto violento, che ci sta sfrattando dalle nostre case», ha affermato, ricordando il peso degli affitti, del carburante e di stipendi fermi da decenni.

Il cantautore torinese ha anche messo in relazione il dibattito sul riarmo e sull'eventuale invio al fronte con le proteste di quei giorni. A suo giudizio, chi condanna soltanto la violenza delle manifestazioni spesso appartiene allo stesso mondo che utilizza la forza come linguaggio o come programma politico.


Fedez e Nerone frenano gli entusiasmi

Fedez ha offerto una lettura diversa, pur riconoscendo la frustrazione di chi vive in periferia, non può permettersi beni desiderabili o affronta difficoltà nella scuola e nel lavoro. Ha spiegato che le vetrine del centro di Milano possono diventare il bersaglio simbolico di ciò che molti giovani sentono loro negato, ma ha criticato gli artisti che sostengono quelle proteste dimenticando di essere parte del modello di successo rappresentato da quegli stessi spazi.

Il riferimento è apparso rivolto anche a Ghali, presente nelle ultime passerelle milanesi. Fedez ha ricordato il ruolo dei personaggi pubblici nella promozione di lusso, viaggi, orologi e abiti costosi, elementi che possono accentuare la distanza tra chi osserva e chi possiede.

Luchè ha affidato il proprio messaggio al brano «Se non ci fosse la rabbia», mentre Nerone ha separato nettamente la maggioranza delle persone che protesta pacificamente dai gruppi accusati di aver danneggiato negozi e automobili. Guè e Artie 5ive hanno mostrato apprezzamento per l'intervento iniziale di Marracash, senza però chiudere il confronto sulle responsabilità e sui limiti della protesta.

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