1.090notizie oggi Scopri i vantaggi
Cronaca 3 min di lettura2 ore fa

Cosmo accende la miccia: il brano sugli scontri era già pronto

Il cantautore ha pubblicato una canzone nata mesi fa, mentre il mondo della musica si divide tra condanna delle violenze e denuncia delle disuguaglianze.

Le proteste del 17 e 18 ottobre hanno riaperto una frattura nel mondo della musica italiana. Cosmo ha pubblicato sui social un brano dai toni apocalittici, Willie Peyote ha messo in discussione la condanna indistinta della violenza e Marracash ha precisato il senso delle proprie parole dopo le polemiche.

La canzone di Cosmo, però, non è stata scritta dopo gli scontri. L’artista di Ivrea ha spiegato che il testo era stato composto mesi fa e che l’uscita, inizialmente prevista più avanti, è stata anticipata perché lo considera ancora attuale: «Era facile prevedere che sarebbe successo tutto questo. E credo che sia solo l’inizio».

Offerta del giorno21 ottobre

GioiaPura

-15% su tutto da GioiaPura

Scade tra 71 giorni
*********


Cosmo vede un futuro esplosivo

Nel brano compaiono riferimenti a marchi di lusso, vetrine infrante, mezzi incendiati, centri dati in fiamme e giovani destinati alla precarietà. Il ritornello insiste sull’idea di un domani traumatico, mentre altre immagini evocano il crollo delle certezze, il servizio militare, il lavoro e la paura di chi osserva gli eventi senza riuscire a controllarli.

Cosmo ha collegato il contenuto della canzone alla crisi di un modello sociale che considera ormai compromesso. Secondo la sua lettura, in un sistema profondamente malato l’esplosione del disagio non rappresenta un episodio isolato, ma una conseguenza difficile da evitare.


Sul palco il confronto sulla violenza

Dal Fabrique di Milano, Willie Peyote ha affrontato il tema davanti al pubblico del concerto. Il rapper e cantautore torinese ha riconosciuto che per molti la violenza debba essere sempre respinta, ma ha aggiunto: «Viviamo in un sistema molto violento, che ci sta sfrattando dalle nostre case».

Nel suo intervento ha richiamato il costo degli affitti, il prezzo della benzina, i salari fermi da decenni e il dibattito sul riarmo. A suo giudizio, chi concentra l’attenzione soltanto sui disordini spesso appartiene allo stesso mondo politico o istituzionale che utilizza la forza come strumento o come linguaggio.

Anche Marracash ha sostenuto che le proteste vadano interpretate oltre la cronaca degli episodi più distruttivi. Sayf ha parlato del diritto a un futuro dignitoso, mentre Ghali ha invitato ad ascoltare le richieste dei giovani e a non oscurare le manifestazioni pacifiche. Nayt, invece, ha descritto un benessere soltanto apparente, capace di nascondere un disagio sempre più esteso.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.

Readoo usa l’AI per rispondere velocemente alle tue domande.


Fedez distingue protesta e saccheggi

Fedez ha espresso una posizione diversa. Pur dicendo di conoscere la frustrazione legata alla periferia, alla scuola, al lavoro e all’impossibilità di acquistare ciò che si desidera, ha osservato che le vetrine del centro di Milano diventano il bersaglio perché rappresentano concretamente ciò che molti ragazzi non possono permettersi.

Il rapper ha inoltre criticato gli artisti e i personaggi pubblici che celebrano le proteste senza riconoscere il proprio ruolo nella promozione di modelli fondati su lusso, successo e consumo. Nel dibattito è comparso anche Ghali, reduce dalla partecipazione ad alcune passerelle milanesi. Luchè ha affidato la sua posizione a un brano, mentre Nerone ha separato la mobilitazione pacifica dalle azioni attribuite a un gruppo di minorenni responsabili di danni a negozi e automobili.


Marracash replica alle accuse

Dopo aver ricevuto numerose critiche, Marracash ha chiarito di non aver voluto incoraggiare gli atti violenti. Ha spiegato che il problema, secondo lui, è interrogarsi sulle ragioni che producono quei gesti, considerandoli il segnale di un fallimento collettivo.

Il rapper ha poi indicato nelle periferie, nelle seconde generazioni e nelle fasce più fragili i primi luoghi in cui sta crescendo il risentimento, sottolineando però che il malcontento coinvolge ormai anche il ceto medio. Ha infine respinto l’idea che chi ha raggiunto il successo economico non possa intervenire nel dibattito: «Aver fatto i soldi non cancella più di metà della mia vita».

Le sue parole, accompagnate dal sostegno ricevuto con i “mi piace” di Guè e Artie 5ive, riportano così il confronto sul rapporto tra responsabilità individuale, disuguaglianze e rappresentazione pubblica della protesta.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere