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Cronaca 2 min di lettura21 min fa

Wmo, i testi sul clima restano bloccati: lo scontro sulle parole

Alla riunione di Ginevra la delegazione statunitense chiede di eliminare numerose espressioni dai documenti tecnici, mentre Francia e altri Paesi cercano una soluzione senza voto.

La riunione della Wmo a Ginevra rischia di concludersi senza l’approvazione di documenti fondamentali per affrontare allerte, fenomeni estremi e sicurezza nei trasporti. Il punto di frizione è una mozione degli Stati Uniti, che contesta alcune espressioni legate al clima, alla sostenibilità e all’inclusione.

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La scadenza mette pressione ai negoziati

Il blocco si è prodotto durante i lavori biennali della Commissione per i servizi, impegnata a esaminare testi elaborati in anni di attività da esperti e tecnici. Tra i documenti in attesa figurano linee guida sulla gestione dei rischi climatici, sulle ondate di calore, sugli eventi estremi e sulle allerte con ricadute anche per la sicurezza aerea e marittima.

La soluzione dovrà arrivare entro venerdì. In caso contrario, i testi destinati al Consiglio esecutivo potrebbero essere rinviati, con conseguenze sui tempi di applicazione delle indicazioni operative pensate per rischi che si verificano con frequenza crescente.


Washington contesta il linguaggio climatico

La delegazione statunitense ha chiesto di cancellare dai documenti formule come “cambiamento climatico”, “resilienza climatica”, “vulnerabilità”, “sostenibilità”, “equilibrio di genere”, “inclusione di genere” e “obiettivi di sviluppo sostenibile”. La richiesta è arrivata mentre la commissione stava valutando testi di rilievo tecnico, trasformando una questione terminologica in un ostacolo all’approvazione.

Francia e altri Paesi europei stanno cercando una soluzione procedurale che consenta di evitare il voto. Dal 1993, infatti, le risoluzioni adottate in ambito Wmo sono passate attraverso il consenso unanime delle delegazioni, senza ricorrere a una contrapposizione formale.

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Il rischio di riscrivere la scienza

Anche altre organizzazioni presenti ai lavori, tra cui l’Ufficio internazionale dei pesi e delle misure, hanno respinto l’ipotesi di sostituire le espressioni contestate con formule alternative. Un simile intervento potrebbe creare incoerenze con altri documenti scientifici e tecnici e imporre una revisione retroattiva di pubblicazioni già approvate.

Il problema riguarderebbe inoltre i rapporti con il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico, organismo delle Nazioni Unite fondato dalla Wmo insieme al Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente. La cancellazione del riferimento al cambiamento climatico renderebbe più difficile mantenere una terminologia comune tra istituzioni e comunità scientifiche.


La protesta dell’Ufficio metrologico

Andrea Merlone, fisico e delegato dell’Ufficio internazionale dei pesi e delle misure presso la Wmo, ha definito la richiesta statunitense «un atto di censura» e ha criticato il rallentamento di testi considerati essenziali. Secondo Merlone, modificare il vocabolario ufficiale comprometterebbe la coerenza con altri atti della Wmo, con la ricerca internazionale e con le pubblicazioni precedenti.

Il delegato ha poi paragonato la scelta di eliminare il concetto di cambiamento climatico alla cancellazione della parola “cancro” dai testi medici, senza che ciò comporti una cura. Merlone si è detto fiducioso che il sostegno di altre delegazioni permetta di conservare il linguaggio già utilizzato, sostenendo che l’evoluzione delle definizioni scientifiche richiede adattamento e gradualità, non una rimozione imposta.

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