Plichi esplosivi ai magistrati, risarcimenti in arrivo dopo l’assoluzione
Dopo oltre due anni dietro le sbarre, per i protagonisti del caso dei plichi partiti da Genova si apre il capitolo dell’indennizzo per ingiusta detenzione.
La vicenda delle buste esplosive spedite da Genova verso due magistrati di Torino torna ora sul terreno dei risarcimenti. Per chi è rimasto in cella a lungo e poi è stato assolto, il tema non è più soltanto giudiziario: c’è anche la richiesta di un ristoro economico per la detenzione ritenuta ingiusta.
L’indennizzo dopo l’assoluzione
A Natascia Savio è già stato riconosciuto un indennizzo pari a 200mila euro. Nel frattempo, Giuseppe Bruna ha presentato una domanda ben più alta, fissata a 350mila euro.
Il punto di partenza resta il processo legato ai plichi partiti da Genova e indirizzati ai pm torinesi Roberto Sparagna e Antonio Rinaudo. Dopo oltre due anni trascorsi in carcere, le assoluzioni hanno aperto la strada alle richieste di riparazione.
Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.
Due anni in cella e il nodo della
La formula richiamata nei casi di questo tipo è quella dell’ingiusta detenzione, e proprio su questo presupposto si muovono le istanze economiche. Il percorso giudiziario si è chiuso con l’esito favorevole agli imputati, ma resta ora da definire l’entità concreta dei compensi richiesti.
Nel dossier compaiono dunque due cifre diverse, legate alla stessa storia: i 200mila euro già assegnati a Savio e i 350mila euro chiesti da Bruna. Entrambi i nomi restano collegati a un’inchiesta nata dai plichi esplosivi destinati ai magistrati di Torino, uno dei passaggi più delicati del caso antiterrorismo.
Continua a leggere
Michelle Masullo fuori dal Gf Vip: scintille tra Marina La Rosa e Alex Belli
La puntata del 28 settembre ha consegnato il primo verdetto dell’edizione e acceso il confronto tra alcuni concorrenti, tra accuse, tensioni e rapporti sempre più fragili.
Cairo, Tajani ridimensiona il verdetto: il Paese non è stato giudicato
Il vicepremier richiama il fatto che il procedimento è ancora al primo grado e riguarda soltanto tre persone, non l’intero Stato egiziano.
Regeni, dopo quasi 11 anni la giustizia trova la sua risposta
Nel palazzo di giustizia di Roma Sergio Colaiocco porta con sé il peso di un’indagine lunga e il significato di una sentenza che richiama lo Stato di diritto.
Regeni, la svolta a Roma: tre condanne e un agente assolto
La Corte d’Assise riconosce il sequestro di Giulio Regeni da parte di tre uomini della sicurezza egiziana, ma non l’omicidio.