Pissarro da 1,2 milioni sotto accusa: il caso che divide gli eredi
Sette discendenti di Salomon Flavian contestano a Sotheby’s la vendita londinese di un’opera ritenuta confiscata dai nazisti e il successivo accordo economico.
Sette eredi di Salomon Flavian hanno portato Sotheby’s davanti alla giustizia francese per la cessione di un dipinto di Camille Pissarro, battuto a Londra nel 2024 per 1,2 milioni di sterline. Al centro della causa c’è il presunto mancato consenso di parte della famiglia alla vendita e alla distribuzione del ricavato. Il tribunale di Parigi dovrebbe pronunciarsi il prossimo 5 novembre.
L’opera contesa e la sua storia
Il quadro è “Darse de pêche et bassin Duquesne, Dieppe, après-midi ensoleillé”, realizzato da Pissarro nel 1902. La scena mostra il porto di Dieppe, città della Normandia, con il bacino Duquesne e il molo di pesca immersi nella luce pomeridiana.
La documentazione sulla provenienza colloca l’opera nella collezione di Flavian entro il 1937. In seguito sarebbe stata acquistata dal mercante parigino Paul Rosenberg e, nel 1939, trasferita al commerciante londinese Edward Le Bas. Nel corso degli anni il dipinto è stato anche presentato alla Tate di Londra, al Metropolitan Museum of Art di New York e al Philadelphia Museum of Art.
Secondo i ricorrenti, la collezione di Flavian venne confiscata a Parigi nel 1941 durante l’occupazione nazista. Il dipinto, inoltre, sarebbe stato inserito in un repertorio francese del 1947 dedicato alle opere sottratte durante la guerra, circostanza indicata nei documenti preparati per l’asta.
Il consenso familiare è contestato
I sette discendenti sostengono che l’intesa sulla vendita sia stata firmata soltanto da Gilles e Nicholas Flavian. Gli altri membri della famiglia, affermano, non sarebbero stati coinvolti né avrebbero autorizzato l’operazione conclusa attraverso Mondex Corporation, società attiva nel recupero di beni sottratti durante il conflitto.
La ripartizione del denaro è un altro punto della controversia. Una comunicazione di Mondex datata ottobre 2024 riferisce che agli eredi rimasti fuori dall’accordo sarebbe spettato l’8% del prezzo netto, presentato come corrispettivo per la loro collaborazione. Ai due firmatari dell’intesa sarebbe stata invece riconosciuta una commissione del 16%, secondo il rendiconto allegato.
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Sotheby’s sostiene una ricostruzione diversa. La casa d’aste afferma che il proprietario aveva fatto svolgere verifiche sulla storia dell’opera e che le trattative avevano condotto a un’intesa transattiva tra venditore e Mondex, riportata nel catalogo. “Quelle discussioni hanno portato a un accordo transattivo tra il venditore e Mondex, che è stato integralmente indicato nel nostro catalogo e in base al quale l’opera è stata venduta”, ha dichiarato la società.
Confisca e giudice competente
Anche l’effettiva sottrazione del dipinto durante il periodo nazista viene messa in discussione. Melina Wolman, legale di Mondex, ha sostenuto che una ricerca sulla provenienza non avrebbe trovato il quadro negli elenchi nazisti delle opere confiscate. Da qui la posizione secondo cui non ci sarebbero prove sufficienti per definire il Pissarro un bene trafugato.
Gli eredi replicano che quei registri potevano essere alterati su pressione di mercanti disposti a eludere i controlli. Per questa ragione, a loro avviso, l’assenza del dipinto da un singolo elenco non consente di escludere la confisca. Wolman ha inoltre descritto Mondex come “vittima di una persecuzione incessante”.
Sotheby’s contesta infine che il procedimento possa essere esaminato in Francia. I suoi avvocati osservano che la vendita si è svolta a Londra tra soggetti privi di collegamenti con il territorio francese. La decisione attesa dal tribunale di Parigi dovrà quindi chiarire sia la questione della giurisdizione sia gli aspetti legati al consenso degli eredi e alla provenienza dell’opera.
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