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Cronaca 2 min di lettura37 min fa

Pietracatella, la pista passionale e il grido di Gianni Di Vita

L’inchiesta sull’avvelenamento con ricina prosegue tra nuovi accertamenti, segnalazioni di piante sospette e la richiesta del principale indagato di essere creduto innocente.

Gli investigatori non escludono altri interrogatori nei prossimi giorni e continuano a seguire l’ipotesi passionale. Nelle deposizioni raccolte di recente, Gianni Di Vita avrebbe riconosciuto una relazione extraconiugale di lunga durata con un’insegnante a lui vicina.

L’uomo, ex sindaco e marito di Antonella Di Ielsi, nonché padre di Sara Di Vita, ha però respinto ogni sospetto durante uno sfogo televisivo. «Per un attimo pensate che io sia innocente», ha chiesto davanti alle telecamere de La vita in diretta.

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L’appello di Gianni dopo dieci mesi

Di Vita ha raccontato di essere arrivato al limite dopo la morte della moglie e della figlia, avvenuta dieci mesi fa. Ha spiegato che il dolore viene condiviso soltanto con i familiari e gli amici più stretti, non davanti a un microfono.

«Sono esasperato. Non ce la faccio più, ho perso una moglie e una figlia», ha detto nel corso della trasmissione di Rai Uno. Il suo intervento è stato una richiesta di fiducia, accompagnata dalla rivendicazione del carattere privato della sofferenza vissuta dalla famiglia.


Le piante di ricino attirano verifiche

Nel frattempo, in Molise continuano ad arrivare alle forze dell’ordine segnalazioni sulla presenza di piante di ricino. L’ultimo controllo è stato svolto a Casacalenda dopo l’indicazione di un residente: gli agenti della Squadra Mobile hanno documentato gli esemplari con fotografie e hanno compilato un verbale, senza procedere al sequestro.

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L’accertamento ha suscitato attenzione anche perché nello stesso comune si trova il liceo dove insegna la cugina di Di Vita, sottoposta a perquisizione venerdì scorso nell’ambito dell’inchiesta. Dagli ambienti investigativi, tuttavia, viene precisato che i controlli sulle piante rientrano nella normale attività di verifica e che, allo stato attuale, non emergono legami con i due omicidi.


Segnalazioni anche fuori dal paese

Episodi simili erano già stati riferiti in altri centri. Tra i luoghi indicati figurano Riccia, sempre in Molise, e Castelpagano, in Campania, oltre alla zona del lago di Occhito, al confine tra Molise e Puglia.

Indicazioni sono arrivate anche dalle campagne di Campodipietra. Nei mesi scorsi alcuni agricoltori avevano mostrato in televisione la semina di ricino, pianta dai cui semi può essere ricavata la ricina, la sostanza che a dicembre avrebbe provocato la morte di Sara Di Vita e di sua madre Antonella Di Ielsi.

Le immagini relative a uno degli ultimi sopralluoghi sono state trasmesse da Dentro la notizia e riprese da diverse testate nazionali. La presenza delle piante, però, resta al momento un elemento da verificare e non una prova di collegamento con l’inchiesta di Pietracatella.

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