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Cronaca 1 min di lettura1 ora fa

Pietracatella, il grido di Gianni Di Vita: «Pensate che sia innocente»

A dieci mesi dalla morte della moglie e della figlia, l’uomo ha chiesto fiducia durante un collegamento con La vita in diretta.

Gianni Di Vita ha rivolto un appello alle telecamere di Rai Uno mentre resta aperto il caso delle due donne morte dopo un avvelenamento con ricina a Pietracatella. A dieci mesi dalla tragedia, il marito e padre ha respinto implicitamente ogni sospetto sul proprio conto e ha chiesto di essere considerato innocente.

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L’appello davanti alle telecamere

Nel corso de La vita in diretta, Di Vita ha raccontato di non riuscire più a sostenere il peso della situazione. «Sono esasperato. Non ce la faccio più», ha detto, ricordando di aver perso la moglie e la figlia.

L’uomo ha poi spiegato che il dolore per una perdita così grave appartiene alla sfera personale e che preferisce affrontarlo con la figlia, i familiari e gli amici, anziché parlarne pubblicamente davanti a un microfono.

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Il dolore e la richiesta di fiducia

La parte finale del suo intervento è stata una richiesta esplicita rivolta a chi segue il caso. «Per un secondo pensate che io sia innocente», ha affermato Di Vita, chiedendo di sospendere almeno per un momento i giudizi nei suoi confronti.

La vicenda riguarda la morte della moglie e della figlia, entrambe avvelenate con la ricina a Pietracatella. Nel suo sfogo televisivo, Di Vita ha insistito soprattutto sulla sofferenza provocata dalla perdita e sulla difficoltà di trasformare un lutto familiare in parole da pronunciare davanti alle telecamere.

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