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Cronaca 3 min di lettura13 ott

Paternità contestata e accuse pesanti: il caso Brasile arriva a Roma

La denuncia presentata da Nunzio Bevilacqua chiama in causa presunte falsità, richieste di denaro e atti anagrafici da verificare in Italia

Una vicenda nata da una relazione breve e proseguita per circa cinque anni entra ufficialmente nel campo della giustizia italiana. Nunzio Bevilacqua ha depositato alla Procura di Roma una denuncia-querela datata 5 ottobre 2026, nella quale ipotizza, tra gli altri reati, falsa attribuzione di paternità, estorsione, calunnia e utilizzo di un documento falso con rilievo internazionale.

Al centro dell’esposto c’è il rapporto tra l’avvocato e Barbara Zandomenico Perito, donna nata in Brasile e in possesso anche della cittadinanza italiana. Bevilacqua contesta l’attribuzione della paternità di una minore, sostiene che alcuni esami genetici siano inattendibili e riferisce di avere ricevuto richieste di denaro.

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La denuncia ora coinvolge l’Italia

Secondo la ricostruzione contenuta nell’atto, il 21 settembre 2026 l’avvocato ha ricevuto una notifica relativa a un procedimento avviato in Brasile. La donna avrebbe ottenuto un provvedimento per il mantenimento della figlia e un divieto di contatto, collegandoli ad accuse di atti persecutori e violenza domestica. Bevilacqua respinge ogni contestazione e richiama una consulenza genetica che, a suo dire, smentirebbe la paternità, oltre a una successiva dichiarazione della stessa donna ritenuta di contenuto ammissivo.

L’avvocato chiede alla magistratura italiana di verificare anche le registrazioni anagrafiche della minore. La bambina risulterebbe inserita, attraverso il consolato italiano di Curitiba, nei registri del Comune di Longarone, in provincia di Belluno, insieme alla madre. Nell’esposto si sostiene che l’eventuale falsa attribuzione a un cittadino italiano potrebbe avere prodotto conseguenze sulla cittadinanza e sull’iscrizione della minore.

Bevilacqua riassume così il nucleo delle sue accuse: «Oltre alla tentata estorsione si sommano la calunnia, l’uso di un documento falso con sembianze di certificato del Dna e le falsità anagrafiche». Si tratta, precisa l’avvocato, di ipotesi sottoposte all’accertamento della Procura e non di responsabilità già stabilite.


I dubbi sui registri anagrafici

Barbara Zandomenico Perito avrebbe utilizzato il passaporto italiano, rilasciato l’8 novembre 2021 dal Ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale. Nella procedura per ottenerlo avrebbe indicato una residenza a Roncoferraro, nel Mantovano; nei dati del consolato di Curitiba, invece, risulterebbe iscritta come residente all’estero insieme alla figlia a Longarone.

Le verifiche riferite da Bevilacqua avrebbero evidenziato che a Longarone non comparirebbe una posizione corrispondente, mentre dal Comune di Roncoferraro sarebbe arrivata una risposta negativa sulla conoscenza del nominativo. Anche questi elementi, tuttavia, dovranno essere controllati dagli organi competenti e non costituiscono da soli una prova di irregolarità.

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La tesi esposta nella denuncia è che l’attribuzione della paternità a un italiano residente in Italia avrebbe potuto facilitare l’inserimento della minore nei registri italiani e l’ottenimento della cittadinanza senza il rispetto dei requisiti previsti. L’avvocato parla quindi di una possibile concatenazione tra documenti contestati, registrazioni civili e procedimenti giudiziari avviati oltreconfine.


Il procedimento ancora aperto in Brasile

Nel frattempo, secondo Bevilacqua, l’unico procedimento giudiziario già proseguito sarebbe quello instaurato nei suoi confronti in Brasile. L’avvocato afferma di non poter più entrare nel Paese né esercitare pienamente i propri diritti processuali in quella sede.

La denuncia depositata a Roma prova ora a spostare il confronto sul piano nazionale. Nell’atto si sostiene che un documento formato all’estero avrebbe rappresentato il presupposto per ottenere una decisione brasiliana poi utilizzabile anche in Italia e che il ricorso alla cooperazione giudiziaria internazionale avrebbe consentito di far circolare quel provvedimento senza verifiche adeguate.

Bevilacqua contesta inoltre le modalità con cui la donna avrebbe gestito le notifiche relative a precedenti contestazioni, sostenendo che la mancata reperibilità avrebbe rallentato o impedito procedimenti in Italia. A suo giudizio, in Brasile sarebbe stato poi ottenuto un provvedimento urgente sulla base delle sole dichiarazioni della donna, senza un contraddittorio iniziale.

La Procura di Roma dovrà stabilire se esistano elementi sufficienti per aprire accertamenti sui fatti denunciati, sulla documentazione genetica e sulle iscrizioni anagrafiche. Nell’esposto vengono chiamati in causa anche i possibili effetti prodotti in Italia da decisioni e atti formati in Brasile, ma ogni eventuale responsabilità dovrà essere verificata nel corso delle indagini.

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