Pannelli spenti anche col sole: il paradosso che pesa sull’autoconsumo
Reti sotto pressione, distacchi automatici e limiti di tensione possono fermare impianti funzionanti, facendo perdere energia anche a chi avrebbe potuto consumarla sul posto.
La crescita del fotovoltaico sta facendo emergere un limite concreto della transizione energetica: aumentare i pannelli non è sufficiente se reti, cabine, sistemi di accumulo e strumenti di gestione non vengono potenziati con la stessa rapidità. In determinate condizioni, infatti, un impianto efficiente può essere rallentato o disattivato proprio mentre il sole garantisce la massima produzione.
Distacchi, l’allarme dei piccoli impianti
Arera considera il fenomeno in aumento. Tra ottobre 2024 e luglio 2025 l’Autorità ha avviato 15 procedimenti dopo segnalazioni riguardanti il distacco di impianti solari, nella maggior parte dei casi con potenza non superiore a 6 kW.
La soluzione, talvolta, ha richiesto lavori direttamente sulla rete: tra gli interventi sono comparsi lo spostamento di alcune utenze e la realizzazione di nuove linee. Dal 2026, inoltre, i proprietari degli impianti di dimensioni ridotte possono domandare un controllo sul numero di interruzioni registrate nell’arco di una settimana.
Il problema nasce quando l’energia abbonda
Un caso analogo è stato segnalato in Germania da alcune aziende. Gli impianti erano operativi e le condizioni meteorologiche favorevoli, ma i gestori hanno imposto una riduzione della produzione per evitare sovraccarichi. Il comando, così, non ha colpito soltanto l’elettricità destinata alla rete pubblica: ha cancellato anche quella che le imprese avrebbero potuto utilizzare direttamente.
In Italia esiste una procedura specifica, chiamata Ri.Ge.Di., cioè Riduzione della Generazione Distribuita. Terna può ricorrervi quando la domanda è contenuta e la quantità di energia rinnovabile disponibile è molto elevata, così da tutelare l’equilibrio e la sicurezza del sistema elettrico.
Il 2 maggio 2026 E-Distribuzione ha comunicato l’avvio della procedura in 18 regioni. Gli impianti coinvolti hanno ricevuto un comando temporaneo di distacco dalla rete, destinato a cessare una volta superate le condizioni che avevano reso necessario l’intervento.
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Anche l’autoconsumo può saltare
La misura riguarda impianti solari ed eolici collegati alla rete in media tensione, con potenza pari o superiore a 100 kW. Le apparecchiature più recenti possono essere controllate a distanza tramite il Controllore centrale di impianto, noto come Cci, che grazie alla funzione PF2 consente al distributore di diminuire la potenza generata.
Negli impianti meno moderni la stessa operazione può avvenire attraverso lo spegnimento graduale degli inverter, fino alla completa interruzione. Il comando, quindi, può ridurre la produzione complessiva dei pannelli invece di limitarsi all’energia destinata all’immissione nella rete.
Per un’azienda questo significa che l’elettricità disponibile sul tetto potrebbe venire meno proprio nelle ore in cui sarebbe stata consumata internamente. In assenza di batterie o di sistemi capaci di funzionare separati dalla rete, l’impresa può finire per acquistare energia dall’esterno, nonostante l’impianto fotovoltaico sia esposto al sole e tecnicamente funzionante.
Nelle abitazioni il meccanismo è differente, ma l’effetto può assomigliare. Se molti impianti producono nello stesso momento mentre i consumi locali restano bassi, la tensione della rete può salire oltre i livelli consentiti.
La norma Cei 0-21 impone allora il distacco automatico dell’impianto al raggiungimento delle soglie previste. Tra queste rientra il 110% della tensione nominale, misurato sulla media di un intervallo di dieci minuti.
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