Overdose e nuove droghe: il dato che mette sotto pressione i pronto soccorso
Nel 2025 aumentano accessi, ricoveri e decessi legati alle sostanze: tra le persone assistite cresce anche la presenza di minorenni.
L’emergenza legata alle dipendenze sta diventando più difficile da gestire per il sistema sanitario italiano. In un solo anno sono comparse 92 nuove sostanze, mentre il consumo contemporaneo di più composti espone a reazioni imprevedibili e porta sempre più persone nei pronto soccorso. A rendere il quadro ancora più fragile contribuisce la carenza di 1.900 operatori nei servizi dedicati all’assistenza.
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Pronto soccorso sempre più coinvolti
Nel 2025 gli accessi per problemi connessi all’assunzione di droghe sono arrivati a 9.641, con un incremento del 15% rispetto ai dodici mesi precedenti. Quasi un paziente su due presentava una psicosi provocata dalle sostanze, mentre nell’11% dei casi è stato necessario il ricovero ospedaliero.
Tra le persone ricoverate, il 17% ha avuto bisogno della terapia intensiva. Particolarmente significativo è il dato sui più giovani: circa il 10% dei pazienti arrivati alle strutture di emergenza era minorenne. Nel frattempo, i decessi attribuiti all’uso di sostanze sono cresciuti del 7,8% rispetto al 2024; la cocaina è collegata al 33% delle morti registrate.
Le nuove molecole complicano le cure
Accanto a cocaina, oppiacei e altre sostanze già conosciute, circolano composti sintetici spesso difficili da riconoscere e caratterizzati da effetti non pienamente noti. Delle 92 nuove droghe rilevate, il 30% rientra tra i cannabinoidi sintetici e semisintetici, il 17% tra i catinoni sintetici, il 10% tra le arilcicloesilamine, il 9% tra le fenetilamine e un altro 9% tra gli oppioidi sintetici.
L’acquisto attraverso canali poco controllabili e la vendita con denominazioni ambigue rendono inoltre complicato capire quale sia la reale composizione dei prodotti. Quando più sostanze vengono assunte insieme, medici e operatori possono trovarsi davanti a quadri clinici difficili da interpretare. Claudio Leonardi, presidente di SIPaD - Società italiana patologie da dipendenza, ha sintetizzato così il cambiamento: «Non possiamo più leggere le dipendenze attraverso un unico modello».
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Servizi sotto pressione e più pazienti
Nel corso del 2025 il SerD, il Servizio per le Dipendenze, ha seguito oltre 130mila persone: il 3,5% in più rispetto all’anno precedente. A queste si aggiungono circa 26mila persone accolte nelle comunità terapeutiche, strutture che completano la rete di presa in carico.
Secondo la fondazione GIMBE, tuttavia, il personale disponibile non è sufficiente: mancano 1.900 professionisti rispetto al fabbisogno. La riduzione degli organici può ostacolare l’individuazione tempestiva dei casi più delicati e rendere meno continui i percorsi terapeutici, aumentando il peso sugli ospedali.
Per rispondere alla crescente complessità, SIPaD e il Consorzio Universitario Humanitas hanno annunciato Addiction Academy Italia. Il progetto sarà dedicato alla ricerca, alla formazione avanzata e alla divulgazione scientifica sulle dipendenze e sulle patologie collegate.
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