Orfani, oltre metà era in casa durante il delitto
I dati del progetto Respiro riguardano 124 minori seguiti in sei regioni e 78 famiglie
Oltre metà degli orfani di femminicidio si trovava in casa quando è stato commesso l’omicidio.
GioiaPura
-15% su tutto da GioiaPura
La rete che segue i minori
Il progetto Respiro è coordinato dalla cooperativa sociale Irene ’95, capofila di una rete nazionale e locale. Ne fanno parte Cismal, Save the Children Italia, Terre des Hommes Italia, Azienda ospedaliero-universitaria Policlinico di Bari-Giovanni XXIII, Centro Famiglie Catania, Cestrim onlus, Cipm Sardegna, Consorzio Co.Re, Progetto Sirio, Centro antiviolenza Thamaia, Koinos coop. sociale e Associazione Sinapsi.
L’iniziativa è stata selezionata da Con i Bambini attraverso il fondo destinato a ridurre la povertà educativa minorile. Il percorso offre presa in carico e accompagnamento agli orfani di femminicidio e ai loro familiari.
Numeri e caratteristiche dell’indagine
La rilevazione ha esaminato 124 minori inseriti nel progetto, distribuiti in 78 famiglie. I casi sono stati raccolti in Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sardegna e Sicilia.
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Nel campione analizzato, l’87,7% degli omicidi è stato commesso da un genitore delle vittime. Al momento dei fatti, oltre metà dei bambini si trovava all’interno dell’abitazione.
L’età al momento dell’omicidio
Più di un minore su due non aveva ancora compiuto nove anni quando è avvenuto il femminicidio. Quasi un bambino ogni tre aveva meno di sei anni.
Il rapporto è stato presentato venerdì 30 ottobre a Napoli, durante l’incontro dedicato ai cinque anni di attività del progetto Respiro e alle politiche di sostegno per gli orfani di femminicidio.
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