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Cronaca 2 min di lettura2 ore fa

Ora solare, il cambio resta: cosa succede il 25 ottobre

Il passaggio all’orario invernale è confermato: lancette indietro di 60 minuti, dispositivi automatici e ipotesi di abolizione ancora senza una decisione.

Per chi appartiene al gruppo delle cosiddette “allodole”, abituate a svegliarsi molto presto, il nuovo assetto della giornata potrebbe risultare più avvertibile. Il ritorno all’ora solare, tuttavia, viene generalmente considerato meno faticoso del passaggio primaverile, quando il riposo notturno si accorcia di 60 minuti.

Anche il corpo può aver bisogno di qualche giorno per adeguarsi. Sonnolenza, irritabilità e leggere oscillazioni dell’umore sono possibili, ma nella maggior parte dei casi si tratta di effetti passeggeri.


Il corpo deve ritrovare il ritmo

Luigi Ferini-Strambi, alla guida dell’unità dedicata alla medicina del sonno dell’Irccs ospedale San Raffaele di Milano e docente di neurologia presso l’università Vita-Salute San Raffaele, ha descritto il fenomeno come una forma lieve di sfasamento simile a quello provocato da un viaggio attraverso fusi orari. Il suo invito è a non considerarlo un problema da esasperare.

A risentire del cambiamento sono soprattutto i ritmi legati a sonno, risveglio e pasti. La luce naturale, che contribuisce a regolare l’orologio biologico, sarà distribuita diversamente: al mattino ce ne sarà di più, mentre il pomeriggio e la sera diventeranno bui prima. In genere l’organismo recupera il proprio equilibrio entro circa cinque giorni.


La notte con un’ora in più

L’appuntamento è fissato tra sabato 24 e domenica 25 ottobre 2026. Alle 3 l’orologio dovrà essere riportato alle 2: il risultato immediato sarà una notte più lunga, mentre dal giorno seguente il tramonto arriverà secondo un orario apparentemente anticipato.

L’ora solare resterà in vigore fino al fine settimana del 27 e 28 marzo 2027. In quella circostanza, salvo nuove norme, tornerà invece l’ora legale, completando il consueto ciclo annuale.

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Chi dovrà regolare gli orologi

Telefoni, computer, tablet e molti apparecchi collegati alla rete aggiorneranno l’indicazione senza interventi manuali. Restano da controllare gli orologi analogici e quei dispositivi privi di una connessione, sui quali sarà necessario spostare fisicamente le lancette.

Il cambiamento modifica anche la vita quotidiana: gli spostamenti al mattino potranno avvenire con una maggiore disponibilità di luce, mentre le attività dopo il lavoro o la scuola si svolgeranno più spesso al buio. L’impatto sarà quindi diverso a seconda delle abitudini personali e degli orari di ciascuno.


L’abolizione resta ancora lontana

L’alternanza attuale è in uso in Italia dal 1966, ma la sua cancellazione continua a essere discussa senza che sia stata approvata una soluzione definitiva. A marzo la Camera ha aperto un’indagine per valutare l’eventuale mantenimento permanente dell’ora legale.

I dati più recenti di Terna indicano che, tra il 2004 e il 2025, l’ora legale ha prodotto in Italia un risparmio superiore a 12 miliardi di kWh, corrispondente a circa 2,3 miliardi di euro. Anche a Bruxelles il dossier è fermo: la proposta presentata dalla Commissione nel 2018 per eliminare l’alternanza non ha ancora portato a una decisione conclusiva.

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