Ora solare 2026: la data del ritorno e perché piace agli esperti
Il 25 ottobre l'Italia arretra le lancette di un'ora: il nuovo assetto durerà fino a marzo 2027 e potrebbe favorire sonno, ritmo biologico e umore.
Il punto non è soltanto ricordarsi di regolare l'orologio: secondo diversi specialisti, tra le due possibili soluzioni da mantenere stabilmente quella invernale sarebbe la più adatta al benessere. La ragione principale riguarda la maggiore disponibilità di luce nelle prime ore del giorno, un elemento importante per il funzionamento dell'organismo.
Il passaggio scatterà nella notte che conduce al 25 ottobre 2026. Alle due le lancette torneranno indietro di sessanta minuti, chiudendo un periodo di circa sette mesi con l'ora legale.
La luce mattutina resta il punto chiave
L'ora solare, considerata l'impostazione naturale del fuso italiano, rimarrà attiva fino al fine settimana del 27 e 28 marzo 2027. In quel momento è previsto il successivo ritorno all'ora legale, salvo eventuali decisioni diverse sul sistema oggi in vigore.
La questione continua a essere discussa anche sul piano politico, ma la letteratura scientifica citata dagli esperti orienta la scelta verso l'orario solare permanente. Raymond Lam, docente di Psichiatria all'Università della Columbia Britannica di Vancouver e autore principale dell'analisi pubblicata su una rivista medica canadese, ha sottolineato che la luce del mattino è fondamentale per i nostri orologi biologici, per il sonno e per l'umore.
Il corpo deve ritrovare il ritmo
Con il cambio di ottobre aumentano le ore di oscurità e il pomeriggio appare più breve. Smartphone, tablet e computer provvederanno autonomamente all'aggiornamento, mentre per gli orologi analogici sarà necessario intervenire a mano.
Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.
Non tutti reagiscono allo stesso modo: alcune persone recuperano il nuovo equilibrio in pochi giorni, altre possono avvertire sonnolenza, irritabilità o leggere oscillazioni dell'umore. Luigi Ferini-Strambi, direttore del Centro di medicina del sonno dell'Irccs Ospedale San Raffaele e docente di Neurologia all'Università Vita-Salute San Raffaele, ha descritto il cambiamento come «una sorta di mini jet lag», spiegando che l'organismo deve riadattarsi agli orari modificati.
Due cambi ogni anno nel mirino
L'eventuale adozione permanente dell'ora solare eliminerebbe il rituale dello spostamento delle lancette due volte all'anno. Tuttavia, come osservano gli studiosi, la fine dei cambi stagionali obbligherebbe comunque a scegliere quale orario conservare in modo definitivo.
Le conclusioni dell'analisi richiamata nel dibattito sono nette: la maggior parte delle prove disponibili sostiene il mantenimento stabile dell'ora solare. Il vantaggio individuato riguarda soprattutto la sincronizzazione tra luce naturale, sonno e regolazione dell'umore.
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