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Cronaca 2 min di lettura1 ora fa

Due iniezioni non bastano: Christa Pike si risveglia e parla

Dopo il fallimento dell’esecuzione in Tennessee, la detenuta è cosciente ma resta legata al letto d’ospedale per le gravi lesioni riportate.

Christa Pike è tornata cosciente dopo il tentativo fallito di esecuzione nel carcere Riverbend di Nashville e, secondo i suoi avvocati, riesce anche a parlare. La donna, sottoposta a due somministrazioni di pentobarbital, è ora ricoverata ma continua a essere tenuta ammanettata e con le caviglie incatenate.


Il risveglio dopo l’esecuzione fallita

Pike è stata trasferita in ospedale la sera del 30 settembre, al termine della procedura nella camera della morte del penitenziario di massima sicurezza. Le flebo utilizzate per l’iniezione le avrebbero provocato danni rilevanti alle braccia, senza però condurla alla morte.

Randy Spivey e Kelly Gleason, membri del suo collegio difensivo, hanno definito il recupero della coscienza un episodio “senza precedenti”. I legali hanno inoltre spiegato che la prognosi rimane incerta e che la ripresa potrebbe richiedere molto tempo, ringraziando il personale sanitario per le cure prestate.


Perché Pike era nel braccio della morte

La condanna capitale risale all’omicidio di Colleen Slemmer, uccisa nel 1995 quando aveva 19 anni. All’epoca Pike aveva 18 anni e conosceva la vittima perché entrambe partecipavano al programma di formazione professionale Job Corps a Knoxville; alla base del delitto vi sarebbe stata una rivalità sentimentale.

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Nel procedimento erano coinvolti anche il fidanzato di Pike, allora diciassettenne, e un’altra ragazza di 18 anni. Il primo ha ricevuto una condanna all’ergastolo, mentre la seconda ha evitato la pena detentiva in cambio della deposizione contro gli altri imputati.


Le richieste di clemenza degli ultimi anni

Nel corso di circa trent’anni, organizzazioni non governative e gruppi impegnati nella difesa dei diritti umani hanno chiesto più volte di risparmiare la vita alla detenuta. Tra gli elementi indicati c’erano l’età di Pike al momento del crimine e il suo quadro psicologico.

Durante la detenzione, alla donna sono stati diagnosticati un disturbo bipolare e un disturbo da stress post-traumatico. Nonostante le richieste di grazia e il fallimento della procedura, Pike rimane sottoposta a misure di sicurezza anche nel letto dell’ospedale, dove prosegue il recupero.

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