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Cronaca 2 min di lettura1 ora fa

Bimbo lasciato fuori casa, la sentenza divide: la madre farà appello

A Verona una donna è stata condannata a un anno e quattro mesi dopo la chiamata del figlio al 113, ma la difesa contesta tempi e ricostruzione dei fatti.

La condanna non chiude il caso: Alice Chiementin, avvocata della donna, ha già comunicato l’intenzione di ricorrere in appello. La decisione, emessa dalla giudice dell’udienza preliminare del tribunale di Verona Paola Vacca con rito abbreviato, stabilisce una pena di un anno e quattro mesi per abbandono di minore.

Restano però da conoscere le motivazioni della sentenza. Saranno quelle a indicare quali elementi abbiano convinto la giudice e come siano state valutate le versioni contrapposte emerse durante il procedimento.


La madre contesta tempi e dinamica

Secondo la difesa, tutto sarebbe nato da un litigio tra la donna, 39 anni, e il figlio di 9 anni. Il bambino, dopo avere giocato nel cortile condominiale con alcuni coetanei, non avrebbe seguito subito gli inviti a rientrare nell’abitazione.

La madre sostiene di averlo osservato dal balcone anche mentre si trovava all’esterno e nega quindi di averlo abbandonato. A suo dire, il piccolo sarebbe tornato verso casa soltanto dopo diversi richiami e, una volta davanti alla porta, avrebbe suonato senza ottenere immediatamente risposta.


L’allarme partito dal 113

La ricostruzione dell’accusa è diversa. Terminato il gioco, il bambino avrebbe tentato di entrare nell’appartamento, senza riuscirci, e sarebbe rimasto fuori per circa due ore mentre cercava inutilmente di attirare l’attenzione della madre attraverso il campanello.

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A quel punto avrebbe telefonato al 113, spiegando agli operatori di essere solo all’esterno dell’abitazione. Una pattuglia della Questura lo avrebbe raggiunto poco dopo e, dopo aver parlato con lui, gli agenti avrebbero citofonato alla casa.


L’intervento della polizia

La donna avrebbe aperto la porta in presenza dei poliziotti, contestando tuttavia l’intervento delle forze dell’ordine e sostenendo che non vi fossero ragioni per entrare in una questione familiare. Gli accertamenti proseguirono comunque e portarono alla denuncia per abbandono di minore.

Anche la durata dell’attesa è oggetto di disputa. L’accusa parla di circa due ore trascorse dal bambino fuori casa; la difesa riduce invece l’intervallo a mezz’ora. La sentenza dovrà ora essere accompagnata dalle motivazioni, mentre l’appello annunciato dalla legale riporterà il caso davanti ai giudici di secondo grado.

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