Oltre 4 quintali di hashish e 187mila euro: blitz a Roma
La Polizia ha ricostruito una rete con tre vertici, depositi nella Capitale e consegne nel Centro Italia: 22 persone risultano indagate.
Quattro quintali di hashish movimentati in appena sei mesi, quasi un chilo di cocaina e 187 mila euro in contanti sequestrati durante le perquisizioni. Sono i numeri dell’indagine che ha portato all’esecuzione di otto misure cautelari nei confronti di una presunta organizzazione dedita al rifornimento delle piazze di spaccio tra Roma, il Lazio e altre regioni del Centro Italia.
Il provvedimento ha inizialmente previsto sette arresti in carcere e una misura ai domiciliari. Quest’ultima è stata successivamente aggravata dopo il ritrovamento, nella disponibilità dell’indagato, di 1,3 chili di hashish. Nel complesso, gli accertamenti coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia hanno coinvolto 22 persone, chiamate a rispondere di associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti.
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La rete partiva dai depositi romani
Secondo la ricostruzione della Polizia di Stato, il gruppo aveva una struttura articolata su più livelli. Al vertice si trovavano tre presunti capi, incaricati di coordinare otto giovani addetti alla gestione dei depositi e remunerati con circa 8 mila euro al mese. Per i corrieri occasionali, invece, il compenso oscillava tra 500 e 800 euro, in base alla distanza da percorrere.
Le basi per la conservazione della droga erano distribuite in diversi quartieri della Capitale, tra Aurelio, Tuscolano, Pineta Sacchetti e Boccea. In una circostanza sarebbe stato utilizzato anche un bungalow affittato all’interno di un campeggio. L’attività investigativa, condotta dagli agenti della squadra di polizia giudiziaria del XIV Distretto Primavalle e portata alla fase esecutiva dalla Squadra mobile, è partita nel 2022 dopo il rinvenimento di 50 chili di hashish destinati all’Abruzzo e conservati a Bracciano.
Auto modificate e comunicazioni protette
Per trasferire la merce sarebbero state impiegate due utilitarie dotate di un doppiofondo, apribile soltanto attraverso una precisa sequenza di comandi. Lo spazio nascosto poteva contenere tra 8 e 10 chili di hashish ed era usato anche per occultare il denaro incassato dopo le consegne.
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Durante gli spostamenti, un’altra vettura avrebbe svolto il ruolo di supporto, controllando il percorso e fungendo, se necessario, da diversivo in caso di verifiche delle forze dell’ordine. Ai corrieri sarebbe stata inoltre fornita un’applicazione capace di condividere la posizione in tempo reale e di segnalare agli altri componenti eventuali pattuglie o controlli.
Hashish in più varianti e cocaina
Le indagini hanno indicato nell’hashish il principale prodotto trattato dal gruppo, con diverse tipologie reperite sul mercato europeo e vendute a prezzi considerati competitivi. La cocaina avrebbe rappresentato una componente più limitata dell’offerta, destinata ad ampliare la clientela.
Le consegne venivano organizzate anche per quantitativi ridotti e a distanza dalla Capitale, raggiungendo clienti abituali e gestendo richieste più intense durante i fine settimana. Gli investigatori hanno inoltre ricostruito un sistema di comunicazione separato: un’applicazione meno diffusa sarebbe stata utilizzata per i contatti interni, mentre le trattative con gli acquirenti passavano attraverso i più comuni servizi di messaggistica istantanea.
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