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Cronaca 2 min di lettura1 ora fa

Matteuzzi, l’odio online finisce sotto accusa: il verdetto sui commenti

Il giudice condanna quattro persone per diffamazione aggravata e riconosce il danno subito dai familiari della donna uccisa a Bologna.

La diffusione dei commenti offensivi ha aggravato il dolore dei familiari di Alessandra Matteuzzi, come emerso anche durante le loro deposizioni, definite dal giudice Nicolina Polifroni emozionate e difficili. Per questo Stefania Matteuzzi, sorella della vittima, riceverà 5.000 euro da ciascuno dei quattro imputati; ai due nipoti spettano invece 3.000 euro a testa.

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Il dolore dei familiari riconosciuto dal giudice

La somma stabilita a titolo di risarcimento si aggiunge alle pene pecuniarie inflitte nel procedimento per diffamazione aggravata. Secondo la motivazione, la sofferenza dei parenti è stata concreta e direttamente collegata alla circolazione delle frasi pubblicate sui social dopo l’omicidio.

I familiari si erano costituiti con l’assistenza degli avvocati Chiara Rinaldi e Antonio Petroncini. Il tribunale ha quindi riconosciuto non soltanto l’offesa rivolta alla memoria della donna, ma anche le conseguenze personali subite da chi le era vicino.


L’odio social ha rovesciato i ruoli

Nella motivazione, il giudice descrive un capovolgimento della responsabilità: Alessandra Matteuzzi sarebbe stata indicata come origine della violenza, mentre all’assassino veniva costruita una possibile giustificazione. La donna è stata così presentata come manipolatrice, immatura e incapace, fino a essere definita, nelle parole della sentenza, «una donna di facili costumi».

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I commenti contestati richiamavano anche la differenza d’età tra Matteuzzi, che aveva 56 anni, e Giovanni Padovani, all’epoca 27enne. Per Polifroni, quelle esternazioni hanno alimentato una condanna collettiva fondata su una concezione patriarcale delle relazioni, nella quale l’uomo dovrebbe essere più grande e la donna non sarebbe libera di interrompere il rapporto.


La condanna dopo il femminicidio

Alessandra Matteuzzi venne uccisa a Bologna dall’ex fidanzato il 23 agosto 2022. Le frasi pubblicate in rete dopo il femminicidio furono denunciate dai suoi parenti e sono state al centro della sentenza emessa a luglio nei confronti di quattro persone.

Polifroni ha scritto che l’esito di quei messaggi è stato «trasformare la vittima in carnefice», esponendo Matteuzzi al disprezzo pubblico. La decisione stabilisce dunque che l’attacco alla donna, anche dopo la sua morte, non può essere separato dalla responsabilità di chi ha diffuso contenuti diffamatori.

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