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Cronaca 2 min di lettura1 ora fa

Menopausa, il silenzio pesa sulla salute: 38,1% nasconde i disturbi

Una ricerca mostra che il tema è più discusso, ma molte donne continuano a tacere sintomi capaci di influire sul cuore, sul lavoro e sulla vita quotidiana.

Il 38,1% delle intervistate ammette di celare ancora i disturbi legati alla menopausa. È il dato che più evidenzia la distanza tra una maggiore attenzione pubblica al tema e i comportamenti individuali, nonostante il 70,6% delle donne riconosca che oggi se ne parla con più libertà.

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Il tabù non è ancora superato

I risultati arrivano da una survey condotta da AstraRicerche per Bayer Italia e presentata in occasione della Giornata mondiale della menopausa. Secondo Simona Gatti, Direttore Medico di Bayer Italia, il primo passo consiste nel portare i sintomi all’attenzione del proprio medico, senza considerarli una condizione inevitabile da affrontare in silenzio.

“Non dobbiamo pensare che questi disturbi vadano semplicemente sopportati perché lo hanno fatto le generazioni precedenti: parlarne con il medico aiuta a rendere più consapevoli e normali i cambiamenti di questa fase”, ha affermato Gatti commentando i dati della ricerca. Il confronto con uno specialista può inoltre favorire una valutazione più precisa della situazione personale.


Vampate e insonnia lasciano il segno

Tra i problemi segnalati con maggiore frequenza figurano le vampate di calore e le difficoltà a dormire. Non si tratta necessariamente di disagi limitati a un breve periodo: le vampate di intensità moderata o elevata possono essere collegate a una maggiore esposizione a rischi cardiovascolari, ha spiegato Gatti.

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Le conseguenze emergono anche nella vita di tutti i giorni. Il 62,4% delle donne alle prese con questi sintomi dichiara di avere rinunciato a un’attività oppure di averla svolta con risultati peggiori; tra gli ambiti coinvolti rientrano anche attenzione e rendimento durante il lavoro.


Il medico può individuare la soluzione

Bayer Italia sottolinea l’importanza di mettere a disposizione informazioni comprensibili e fondate su evidenze scientifiche, così da rendere più semplice il dialogo tra paziente e professionista sanitario. L’obiettivo indicato da Gatti è superare imbarazzo e reticenze, trasformando la richiesta di aiuto in un passaggio ordinario.

Le opzioni terapeutiche oggi disponibili sono diverse e, secondo quanto ricordato dalla dirigente, possono essere esaminate dallo specialista in funzione della storia clinica e delle preferenze della singola donna. La scelta, quindi, richiede un confronto personalizzato e non una soluzione uguale per tutte.

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