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Cronaca 2 min di lettura1 ora fa

Belluno, il messaggio dal lager riappare dopo 82 anni: la storia

Una cartolina firmata da Orlando Dell’Andrea durante la prigionia in Germania è stata riconsegnata alla famiglia grazie a un appello comparso su Facebook.

Per una festa di paese, Orlando Dell’Andrea entrò in un bar: fu l’unica volta in cui la famiglia lo vide farlo. Era un momento speciale, celebrato nell’attuale Pensione Lorenzini, perché la guerra era finalmente terminata e lui era riuscito a tornare a casa.

Quel rientro, però, fu segnato da una scena che i suoi figli non avrebbero mai dimenticato. Arrigo e Maria, ancora bambini, non riconobbero quell’uomo sporco, debilitato e coperto di pidocchi: impauriti, scapparono. Carmela, moglie di Orlando, lo lavò, lo curò e lo tenne nascosto per alcune settimane, fino alla conclusione del conflitto.

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Una fuga piena di pericoli

Il ritorno in provincia di Belluno fu tutt’altro che semplice. Orlando avrebbe tentato due volte di lasciare il campo di prigionia: la prima fuga si concluse con la cattura, mentre la seconda gli permise di allontanarsi, anche attraversando alcuni corsi d’acqua.

Il rischio non finì con l’uscita dal lager. Durante il viaggio avrebbe minacciato un tedesco usando una forca e, una volta arrivato a Cortina, si sarebbe trovato nuovamente davanti alla possibilità di essere ucciso. Un soldato gli puntò il fucile, ma un commilitone lo fermò osservando: «Anche lui sta cercando di tornare a casa come noi». Orlando fu così risparmiato.


La traccia riemersa su Facebook

A distanza di decenni, la vicenda ha trovato un nuovo capitolo grazie a una ricerca sulla posta degli italiani deportati. Su Facebook è stata segnalata la presenza di materiale originale appartenuto a Orlando Dell’Andrea, accompagnata dalla richiesta di contattare eventuali familiari.

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Martina Pallua, pronipote del soldato, ha ricevuto il messaggio verso la fine di settembre. La notizia l’ha sorpresa: tra quei documenti c’era una cartolina compilata dal suo bisnonno, un oggetto che in famiglia non era mai stato visto perché non aveva raggiunto i destinatari.


La cartolina scritta in prigionia

Il documento porta la data del 5 giugno 1944. Orlando lo scrisse mentre si trovava nel lager di Heilbronn-Neckagartach, in Germania, dove rimase per un periodo non precisato, probabilmente per settimane o forse per mesi.

Per Martina, il ritrovamento non è stato soltanto il recupero di una testimonianza storica. La cartolina le ha permesso di avvicinarsi alla figura di un bisnonno che non ha mai conosciuto e di ricostruire, attraverso poche righe, una parte della sua esperienza di prigioniero e fuggiasco. La famiglia ha così potuto riavere dopo 82 anni un messaggio che sembrava ormai perduto.

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